Scienza e Medicina

Biohacking, i cyborg sono già tra noi

8 maggio 2018 | Scritto da Filippo Scorza

Dopo la sua introduzione in ambito medico, il biohacking ha iniziato a diffondersi come strumento per “aumentare” se stessi e implementare le “naturali” funzioni e capacità dei nostri sensi.

 

Nei primissimi anni ‘80 la parola “hacker” richiamava nell’immaginario collettivo tutti quei criminali informatici che violavano reti di computer per trarne un vantaggio personale; tale termine, però, non è propriamente corretto e dovremmo parlare, in tal senso, di “cracker”.
Nel corso dell’evoluzione del termine sono arrivati anche i ninja hacker, i growth hacker e i data hacker e, successivamente, i biohacker; questi ultimi rappresentano quella comunità di persone che fanno ricerca e sviluppano applicazioni in ambito biologico. Dalla biologia molecolare alla genetica, ogni sperimentazione della comunità viene svolta in maniera aperta, orizzontale e mediante la condivisione trasparente delle informazioni.

Le comunità di biologia DIY, Do It Yourself, ad esempio, si concentra sull’esplorazione delle scienze della vita e delle interazioni tra l’essere umano e tecnologie, sviluppando queste ultime in modo che possano essere impiantate e compatibili con il corpo umano.

Il biohacking, quindi, permette agli individui di “aumentare” se stessi, potenziando dei limiti o sopperendo a delle disabilità: pensiamo ai pacemaker, a un impianto cocleare o a una semplice protesi artificiale. Lo stesso Bill Gates, un paio di anni fa, ha dichiarato che, se fosse un ragazzo oggi, si dedicherebbe al biohacking: questo perchè tale ambito risulta denso di potenzialità commerciali, in grado di rompere eventuali monopoli di mercato.
Nonostante molti di questi dispositivi siano stati sviluppati per eliminare una disabilità, nel corso del tempo hanno suscitato un notevole interesse per la possibilità di monitorare i dati che vi transitano attraverso: una molteplicità di informazioni biologiche, che permettono un intervento mirato e relativamente invasivo. Pensiamo, ad esempio, alla pillola intelligente in grado di monitorare la reazione di un individuo a uno specifico farmaco dall’interno del corpo: mediante una connessione wireless è in grado di comunicare con l’esterno fornendo dati altamente mirati. Non è altro che l’evoluzione tecnologica delle classiche laparoscopia e colonscopia che, dal canto loro, risultano notevolmente più invasive.

Degne di nota e curiosità sono, inoltre, le tecnologie NFC sottocutanee: lo microchip che probabilmente possiede il vostro cane può essere facilmente impiantato sottopelle mediante un intervento “fai da te”, che risulta meno invasivo di un impianto dentale. Volendo potete acquistare il kit di impianto su dangerousthings.com (si lo so, il nome non è rassicurante). Tale dispositivo può essere utilizzato per aprire la porta dell’ufficio, dell’auto o di casa esattamente come facciamo abitualmente con badge o chiavi elettroniche; può contenere codici e password che possono essere lette con un normalissimo smartphone Android.

Io me lo sono fatto impiantare durante un evento di biohacking presso il FabLab, all’interno di Talent Garden Calabiana. L’impianto avviene mediante una siringa che inietta letteralmente il chip sottopelle: dopo l’innesto ho utillizzato un’applicazione mobile (NFC tools) per memorizzarvi il codice del badge che utilizzo per entrare in ufficio.
Vuoi vederlo? Ecco il video:

C’è chi è andato oltre come l’artista Moon Ribas che ha impiantato un chip nel gomito collegato a una rete di sensori sismografici distribuiti sul Pianeta: in caso di terremoto questo chip vibra e lancia un allarme che la avverte. Con lo stesso principio, l’azienda North Sense ha realizzato una bussola che può essere integrata nel corpo: ogni qual volta ci orientiamo verso il Nord, tale dispositivo emette una vibrazione.

Personalmente non ho dubbi in merito al futuro di questa disciplina: la connessione del corpo con il mondo esterno mediante nuovi “sensi digitali” sarà sempre più esplorata e sperimentata anche se i cyborg, ormai, sono già tra di noi.

Filippo Scorza
Filippo Scorza

Ambassador, Future Activist

Filippo Scorza è bioingegnere e growth hacker, appassionato di nuove tecnologie e digital trasformation. Su Impactscool Filippo condivide e racconta la sua visione di un futuro open source.

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