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Impossibile, in provetta e stampata 3D: la carne del futuro

21 maggio 2020 | Scritto da La redazione

 Negli USA l’industria della carne si è inceppata a causa del Covid-19, in Italia è in calo da 10 anni a questa parte e nel frattempo le alternative continuano ad aumentare e ad assomigliare sempre di più all’originale

Almeno 12 dei 25 hotspots di contagio individuati negli USA sono legati a industrie di macellazione su larga scala. Il virus si diffonde tra le persone a stretto contatto per un periodo prolungato e gli addetti alla macellazione spesso sono costretti a lavorare fianco a fianco per molto tempo andando incontro a “gravi rischi per la sicurezza e la salute”, come segnalato dall’Occupational Safety and Health Administration. Finora, almeno 30 lavoratori di impianti di carne sono morti per complicazioni di Covid-19 e più di 10.000 sono stati infettati o esposti, secondo la United Food and Commercial Workers International Union. Il risultato è stato una chiusura forzata di molti mattatoi industriali e un corrispettivo calo della produzione di carne lavorata. Gli Stati Uniti ora si trovano davanti a un momento cardine riguardo le proprie abitudini alimentari, una svolta condivisa anche dal nostro Paese. Ci stiamo muovendo verso una società che consuma meno carne? Quali saranno le alternative più sostenibili e più etiche?

 

Un trend che va avanti da anni. Le crisi spesso fungono da acceleratori per alcune transizioni in atto già prima della loro comparsa. Ma il calo del consumo di carne, infatti, non è da imputarsi esclusivamente all’emergenza coronavirus La non-profit “Essere Animali” ha pubblicato di recente un report che mostra come negli ultimi 10 anni in Italia le abitudini alimentari in questo senso siano cambiate in maniera non indifferente: le carni rosse hanno visto un diminuzione del loro consumo annuo dai 23,7 kg pro-capite a 17,2 kg. Lo stesso vale per quella di maiale. Solo il consumo di carni bianche, quindi pollame, ha avuto un leggero aumento: da 18 kg annui a testa a 19,7 kg. Questo cambio secondo la non-profit è da imputarsi a “un insieme di fattori, come i crescenti appelli a un’alimentazione più attenta alla salute, ma anche per una maggiore consapevolezza e sensibilità rispetto alle condizioni in cui vengono allevati gli animali e all’impatto che questi prodotti hanno sull’ambiente”.

 

Le alternative alla carne. Mentre negli Usa la pandemia ha messo in ginocchio la filiera della carne a Wall Street le azioni della Beyond Meat, azienda californiana produttrice di “carne coltivata”, sono balzate dell’81%. Dato, questo, che indica quanto si stia affermando sempre più un orizzonte in cui il consumo di carne avviene in maniera più sostenibile ed etica.

 

Come ti faccio crescere un hamburger. Si tratta della carne coltivata in vitro, o carne sintetica. A differenza di quella di origine vegetale qui non ci sono “imbrogli”, si tratta davvero carne di origine animale. Quello che cambia è il modo in cui viene creata. Non più tramite la macellazione di un animale ma dalla coltivazione in laboratorio di alcune cellule di mucca, pollo, maiale o altri animali, in vitro. Poche cellule vengono fatte riprodurre fino a ottenere abbastanza carne per creare una pietanza.

 

La carne che imbroglia la lingua. Si moltiplicano le carni di origine vegetale, dagli Impossible Burger agli Incredible Burger. Sviluppi nell’industria hanno portato alla creazione di diverse varietà ma tutte, chi più, chi meno, con la capacità di imbrogliare le nostre papille gustative convincendoci di stare mangiando un succoso hamburger piuttosto che un misto di varie verdure e legumi. Texture, colore e sapore sono indistinguibili dalla carne di origine animale. C’è anche chi brevetta metodi per stampare in 3D questo alimento.

Se la carne vegetale sta trovando un buon riscontro dal pubblico, la carne in vitro è ancora vista con sospetto. Questo nonostante la sua produzione sia più sostenibile, perché elimina la necessità di allevare milioni di animali e quindi di coltivare ettari su ettari di campi per il loro foraggio, ma anche potenzialmente più sana, in quanto è possibile modulare con precisione gli aspetti nutritivi e organolettici della carne, e infine anche più etica, in quanto non richiede l’uccisione di alcun animale. Il percorso è ancora lungo ma la pandemia potrebbe accelerare questo processo, sensibilizzando il grande pubblico all’importanza di un consumo di carne consapevole.

 

 

La redazione
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