Cambiamento climatico e ambiente

Dylan, Greta e il Nobel: il vento del cambiamento soffia ancora

11 ottobre 2019 | Scritto da Stefano Tenedini

Cinquant’anni fa erano il Vietnam, le proteste giovanili, le tensioni razziali. Oggi è il clima, con milioni di ragazzi in piazza contro l’emergenza global warming. E anche se (a sorpresa) il premio non è andato alla giovane attivista, ci ricorda sempre il dovere di evolverci

Tre anni fa, di questi tempi, il premio Nobel per la Letteratura era andato a Bob Dylan, con un tornado di polemiche da chi crede che esista una Cultura di serie A e un’altra che deva starsene zitta in panchina. Quel livore di chi non crede nel cambiamento – o non ne vuole vedere l’ineluttabilità – ritorna in mente adesso, dopo l’ondata di attacchi feroci e insulti anche brutalmente personali a Greta Thunberg e ai milioni di ragazzi che oggi scendono in piazza per chiedere ai governi di affrontare l’emergenza climatica.

Le critiche dei benpensanti piombate su Dylan negli anni Sessanta erano zucchero, rispetto a quelle che stanno colpendo Greta. Alla vigilia del Nobel per la Pace cui era candidata (e che a sorpresa è andato al leader etiope Abiy Ahmed, promotore dell’accordo con l’Eritrea) qualche seguace del negazionismo climatico ha appeso a un ponte un manichino che le assomiglia: a Roma, non in Alabama. Ma per un’ironica nemesi gli attacchi restituiscono ai Nobel la loro originaria portata rivoluzionaria: perché ci chiamano in causa e ci intimano di prenderci le nostre responsabilità.

Ci dicono che la ricerca, la scienza, il costruire il futuro senza preconcetti e settarismi sono gli strumenti con cui possiamo cambiare le nostre vite. Che si sbattano gli esopianeti in faccia ai terrapiattisti, che si premi chi ha creato le batterie al litio o chi ha studiato come le cellule “sentono” l’ossigeno, la strada che questi scienziati hanno tracciato è una sola e, tra dubbi e verifiche, guarda avanti. Se soldi e politica strangolano la ricerca, che si premi ufficialmente l’impegno è uno stimolo e un sostegno per chi ancora ci prova.

Greta (e i giovani che il venerdì scioperano per il pianeta e altri venerdì respirabili) si farà ascoltare sempre più in futuro. La letteratura ha un ruolo ugualmente rilevante: tornando a Dylan, la sua musica e i testi li conosciamo tutti, più o meno bene. Hanno accompagnato le vicende politiche, economiche, sociali, spirituali degli ultimi 50 anni. Quindi, col dovuto rispetto: qualcuno degli ultimi Nobel che lo avevano preceduto ha mai scritto qualcosa che abbia avuto anche solo un milionesimo dell’impatto globale di Blowin’ in the wind?

Nella discografia di Dylan c’è un brano senza tempo, che oggi ha lo stesso valore del 1964: The times they are a-changin’. Anche ripreso fuori dal suo contesto originale – il Vietnam, la protesta, le tensioni razziali – mantiene intatta la sua carica dirompente. Perché ci parla della caratteristica più costante dell’universo, il cambiamento. Che ci fa paura ma non può essere evitato: c’è chi lo accoglie e lo favorisce, e poi chi lo nega o lo intralcia.

Così Dylan rendeva esplicito che non c’è spazio per chi si oppone al progresso e spalancava le porte a chi era pronto a fare il salto. Nell’84 un giovane folle di nome Steve Jobs svelava al pubblico per la prima volta il suo Macintosh citando questo brano. La letteratura in musica stimola le coscienze e fa suonare l’allarme per chi dorme. Dylan diceva ai genitori “non potete controllare i vostri figli: per favore toglietevi di mezzo, se non potete dare una mano”. Ma non metteva giovani contro vecchi: spiegava che era ora di svegliarsi, perché il mondo va avanti. L’alleanza tra generazioni è un momento magico per trasmettere idee e aggiornare visioni e valori. Di intollerabile, ora più che mai, c’è il costo dell’immobilismo.

Questo pezzo dovrebbe essere la sigla del telegiornale, per stimolarci continuamente ad accettare che il cambiamento urla “pronti o no, io sto arrivando!” Ne è un esempio la crisi economica che pochi anni fa ha spazzato via piccole e grandi aziende insieme a certezze e schemi fissati al tempo delle macchine a vapore. Tutto rivoluzionato: produzione, mercati, leadership, rapporto con i clienti, innovazione, sostenibilità, persone. L’emergenza clima sta facendo succedere la stessa cosa. È vero, il vento del cambiamento a volte fa disastri. Ma, come il tornado di Dorothy nel Mago di Oz, mette sempre a disposizione di chi vuole percorrerle nuove strade di mattoni gialli.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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