Città e Trasporti

Sanità e ambiente: oggi per i droni l’unico limite è la fantasia

5 giugno 2018 | Scritto da Stefano Tenedini

Possono recapitare farmaci e vaccini fin nel cuore dell’Africa, tenere sotto controllo la temperatura degli oceani o seguire le perturbazioni: velivoli efficienti in grado di eseguire compiti sempre più complessi risparmiando risorse e… senza annoiarsi!

 

I droni sono il coltellino svizzero del futuro”. La battuta ha cominciato a circolare quando ci si è resi conto i velivoli a pilotaggio remoto, sempre più affidabili e versatili, si adattano a così tanti usi che l’unico limite è la fantasia. Se un compito può essere concepito, infatti, possiamo star sicuri che, a parte dove è indispensabile una presenza umana diretta, per valutare le circostanze, un drone lo porterà a termine risparmiando risorse, in sicurezza, con altrettanta efficacia e senza stancarsi o annoiarsi.

Salute e ambiente sono due tra i settori più innovativi che si alleano sempre più spesso ai droni, portando così un decisivo valore aggiunto non solo alla ricerca e alla tecnologia applicata, ma anche nella fase di implementazione. La lotta alle malattie raggiunge grandi successi in laboratorio, ma a volte lo sviluppo di nuovi farmaci e metodologie si scontra con le difficoltà pratiche. I ritrovati farmaceutici più efficaci, ad esempio, fanno fatica ad arrivare nei Paesi in via di sviluppo, carenti di assistenza sanitaria e infrastrutture di base.

Ed è proprio qui che si possono applicare soluzioni innovative sviluppate sul campo: l’uso dei droni può risolvere molti problemi logistici, trasformando il modo in cui le persone possono accedere alla sanità. Prendiamo i vaccini, che per mantenersi attivi devono essere trasportati rapidamente e a bassa temperatura: un ostacolo insormontabile per chi vive in località remote. In Ruanda il governo ha avviato una collaborazione con Zipline per fornire materiale urgente (vaccini ma anche sangue o farmaci) anche dove non ci sono strade. I droni di Zipline servono già 21 ospedali, fornendo accesso quasi immediato a medicinali salvavita al 60% della popolazione residente in aree lontane.

Accoppiato a un dispositivo di raffreddamento che mantiene i farmaci tra 0 e 8° C sotto un sottile strato di ghiaccio, l’utilizzo dei droni aiuta a garantire, solo per citare una delle prime cause di mortalità, che i vaccini raggiungano i bambini in località isolate. Un test di rilevanza globale, se si pensa che il 76% dei vaccini arriva a destinazione ormai inefficace.

Intanto sugli oceani sta per spiccare il volo un drone avanzato, studiato dagli ingegneri del MIT per sorvegliare i mari e raccogliere dati sorvolando migliaia di chilometri quadrati di acque impossibili da presidiare altrimenti. Il drone è un aliante che sfrutta venti e correnti come un albatros: quando il vento è calmo può immergere una sottile chiglia in acqua per flottare come una barca a vela, ma dieci volte più veloce. Poi, quando il vento si rinforza, il drone utilizza un’ala per prendere il volo, usando ancor meno energia degli uccelli.

La missione del drone è controllare costantemente la temperatura superficiale dell’acqua degli oceani nell’emisfero meridionale, per valutare gli impatti del riscaldamento sui cambiamenti climatici. Il velivolo studiato dal MIT, che pesa poco più di due chili e mezzo e raggiunge quasi i tre metri di apertura alare, viaggia a velocità fra i 10 e i 40 chilometri l’ora, il che gli consente di controllare ampie superfici senza richiedere grandi risorse.

Ma ancora una volta la scienza ha imparato dalla natura: il team universitario ha preso spunto dal volo dell’albatros, che può eseguire una manovra chiamata “trasferimento di quantità di moto”: trae spinta dal differenziale di energia tre gli strati di aria superiori, più veloci, e gli strati più bassi e lenti, avanzando senza dover battere continuamente le ali. Il drone del MIT ha perfezionato questo modello, muovendosi come una barca a vela che trasmette l’energia non tra strati d’aria, ma tra aria e acqua.

Il rapporto tra i droni e il mare è destinato a crescere, soprattutto nella raccolta dei dati, finora affidata quasi esclusivamente a costosi sistemi satellitari, boe o strutture statiche. Interessanti sviluppi anche per la meteorologia, con velivoli autonomi in grado di seguire le perturbazioni man mano che esse si generano e si spostano.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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