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Neuralink: novità, prospettive e rischi del progetto di Elon Musk

18 luglio 2019 | Scritto da Thomas Ducato

Tutti ne parlano ma cosa c’è di davvero nuovo nel progetto presentato da Musk? Ne abbiamo parlato con Pasquale Fedele, ingegnere informatico e ed ideatore di Braincontrol.

Dopo tanto mistero, Elon Musk ha svelato i piani e i risultati raggiunti da Neuralink, la startup fondata nel 2017 che si pone l’obiettivo di creare nuove tecnologie di connessione tra cervello e computer. Due anni di lavoro e 100 milioni di dollari di finanziamenti hanno portato alla realizzazione dei primi prototipi sperimentali, testati su ratti e una scimmia, e presentati dallo stesso Musk alla platea della California Academy of Sciences di San Francisco. Ma quali sono le reali novità portate da Neuralink? Quali nuove prospettive si aprono? Siamo pronti a questa rivoluzione?
Abbiamo fatto queste domande a Pasquale Fedele, ingegnere informatico e Fondatore di Liquidweb che da anni lavora al progetto BrainControl, una piattaforma Brain Computer Interface con certificato CE medicale, per permettere ai malati di SLA di tornare a interagire con il mondo esterno.

Quali sono le novità introdotte? Come testimoniato dal progetto BrainControl, dispositivi per l’interazione uomo-macchina non sono una novità nel mondo della ricerca come ha sottolineato Pasquale Fedele.
“Elon Musk – ci ha spiegato – ha presentato quello che è il piano di sviluppo nel concreto della sua startup, rivelando aspetti che non erano stati mai svelati. Di fatto, non delle assolute novità per gli addetti al settore, ma di sicuro impatto considerando la portata mediatica e le capacità imprenditoriali della persona”.

Musk vuole rendere i sensori estremamente performanti e l’impiano il meno invasivo possibile, superando di fatto uno dei problemi delle tecnologie attuali che rischiano danneggiare nel tempo i tessuti del paziente. In questo senso le principali novità presentate sono due: “Il vantaggio concreto di questi nuovi sensori, la cui miniaturizzazione permetterà impianti più capillari, – prosegue Fedele – è che saranno in grado di intercettare l’attività elettrica del cervello in modo più definito. Se i numeri da lui forniti si riveleranno corretti avremo nuove e più ampie possibilità di interazione. Un altro aspetto interessante è che stanno lavorando a un dispositivo robotico che aiuterà i neurochirurghi nell’effettuare questi impianti con la massima precisione, riducendo il rischio per il paziente visto che si va ad intervenire in una zona estremamente delicata”.
In futuro, per riassumere il progetto, saranno creati dei sensori, chiamati N1, che verranno impiantati da un robot chirurgico nel corpo del ricevente e si connetteranno wireless a un mini pc, posto dietro l’orecchio del paziente.

Le applicazioni, tra presente e futuro. Il primo ambito di applicazione sarà quello medicale, con l’obiettivo di permettere a pazienti completamente paralizzati di interagire con l’esterno. Questo, però, avviene già: “Noi di fatto già da anni lavoriamo con i pazienti – ci ha detto Fedele – e diamo loro la possibilità di usufruire di sistemi non invasivi per interagire quotidianamente con dispositivi robotici e di comunicazione aumentativa. Forse Musk non ne è a conoscenza (ride nrd) e quindi la vede come una possibilità futura, mentre è già presente”.
Ma le prospettive sono quelle di un’interazione uomo-macchina più ad ampio spettro, con degli impatti potenzialmente enormi. “Quello che alcuni scienziati prospettano per il futuro dell’uomo – ha spiegato Fedele – è che grazie a questa capacità di collegarsi con le macchine potrà aumentare le sue capacità cognitive. Oggi, anche se in piccolo, ne abbiamo un esempio con lo smartphone da cui non riusciamo più a separarci e che ci offre un accesso pressoché infinito alle informazioni. Un domani tutto questo potrebbe essere collegato direttamente al cervello”.

 

La domanda non è se ma quando. La tecnologia, dunque, è già presente e in uso, anche se con dispositivi non invasivi, e offre grandi possibilità. Ma quando saremo pronti per questa sua evoluione? Secondo Pasquale Fedele “Il passaggio sarà graduale, non vedo un gradino a superare, il processo è già in atto: da un lato i dispositivi indossabili, dall’altro la tecnologia non invasiva come quella da noi sviluppata, ci offrono di fatto un primo esempio dell’applicazione di questa tecnologia. In futuro miglioreranno le performance e le possibili interazioni, ma oggi stiamo già vivendo tutto questo. Per dirla tutta ci sono anche due pazienti con sensori impiantati, un’operazione realizzata da un ricercatore della Berkeley Universty su due persone completamente paralizzate. Il compito che svolgono per ora è estremamente semplice e l’impianto è più invasivo di quelli prospettati da Musk, ma ci sono già oggi esempi concreti”.

Reali benefici. In cosa, dunque, Neuralink e Musk potrebbero aiutare davvero questo ambito di ricerca? “Una maggiore visibilità e un aumento della possibilità di attrarre investimenti. – ci ha risposto Fedele – Se questa attenzione mediatica fosse arrivata prima, diciamo 10 anni fa, probabilmente sarebbe stata meno positiva: non eravamo ancora pronti e forse avrebbe creato eccessive aspettative che avrebbero anche potuto compromettere anni di studi in assenza di risultati immediati. Parlare oggi di questa tecnologia e delle sue prospettive in pubblico, anche grazie all’attenzione mediatica che un personaggio come Musk può scatenare, è importante per portare una maggiore consapevolezza ed evitare eccessive paure: se ci pensiamo, un bypass cardiaco non è poi così diverso. Un intervento al cervello è più rischioso, certo, ma la barriera mentale dell’impianto con il tempo verrà meno come accaduto per questo tipo di dispositivi medici. Oggi uno dei principali problemi è convincere le persone che si può fare davvero, che non è fantascienza e che la ricerca presente è assolutamente concreta. In questo Elon Musk e Neuralink potrebbero darci un grosso aiuto”.

Attenzione ai rischi. Tante possibilità, quindi, ma attenzione ai rischi che non sono solo tecnologici ma anche sociali. “I rischi che vedo – ha concluso Fedele – sono soprattutto sociali: le persone con più soldi in futuro probabilmente potranno aumentare le loro capacità, con vantaggi nella vita personale e lavorativa, e questo potrebbe amplificare il divario tra chi potrà permettersi gli impianti e chi no.
Ci sarà, inoltre, un problema legato all’hackeraggio e alla gestione dei dati: dovremo farci trovare preparati anche dal punto di vista legislativo”.

Sul fronte etico, infine, potrebbe cambiare l’idea stessa di umano: siamo pronti a questa rivoluzione?

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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