Future Society

Al passo col futuro

28 novembre 2018 | Scritto da Simone Arcagni

Come sopravvivere all’imprevedibile accelerazione del mondo? Lo spiegano Joi Ito e Jeff Howe nel loro ultimo libro

Se c’è un posto nel mondo in cui si parla di futuro, ma soprattutto si pongono le condizioni culturali per parlare di futuro tecnologico e di tecnologie esponenziali, accettando l’idea che viviamo in un vero e proprio cambio di paradigma che necessita una “ rifocalizzazione” e una ridefinizione degli assiomi, questo luogo è sicuramente il Media Lab del MIT di Boston. Il Lab è stato fondato e diretto per anni dal visionario Nicholas Negroponte, autore tra l’altro di un volume fondamentale per capire la cultura digitale, quell’Essere digitali (Sperling & Kupfler) che trattava l’informatica come linguaggio del presente (e del futuro), come forma di pensiero, si potrebbe dire come filosofia del nostro tempo.

La direzione del Lab dopo diversi passaggi di mano è arrivata ultimamente nelle capaci mani di Joi Ito, imprenditore giapponese che coniuga spirito di iniziativa a una rigorosa riflessione sui temi dell’accelerazione tecnologica.

Ora Joi Ito assieme a Jeff Howe, professore, giornalista (“Wired”), saggista (a lui si deve il termine “crowdsourcing”) danno alle stampe, anche in Italia, un volume davvero interessante dal titolo Al passo col futuro. Come sopravvivere all’imprevedibile accelerazione del mondo (Egea). Come il sottotitolo suggerisce si tratta di una sorta di manuale, una toolbox culturale per capire i trend più significativi di oggi e alcuni modelli per affrontarli.

 

Il libro si dipana con una serie di suggerimenti, mostra parecchi esempi, riporta momenti autobiografici; il registro cambia spesso, dalla cronaca al racconto autobiografico, fino al saggio. Parliamo di un volume che si rivolge soprattutto a imprenditori e a chi ha in mente di creare una startup e, inoltre, a chi intende lavorare nel mondo degli incubatori e degli acceleratori. Eppure proprio per le sue acute osservazioni sull’oggi con un occhio privilegiato verso il domani, si popone anche come un trattato (particolare, questo sì!) filosofico.

Ma proviamo a entrare nel corpo vivo di questo prezioso volume. Sin dalle note iniziali si capta la precisa volontà di proseguire il percorso particolare e l’impronta data da Negroponte: non crogiolarsi sulle idee già pronte, sfidare, favorire la creatività, pensare l’informatica non come mezzo per la costruzione di applicativi tecnologici ma come un vero e proprio modo di pensare e di vedere il mondo. Le parole chiave sono innovazione e creatività. Affermano gli autori:

“Le nostre tecnologie si sono sviluppate più velocemente della nostra capacità, come società, di capirle.”

Si tratta addirittura di un deficit cognitivo che va affrontato e risolto tramite l’assunzione di modelli di apprendimento e pratiche completamente nuove. Solo con un cambio di paradigma si affronta e si sostiene una rivoluzione.

Su questo il Lab non transige, arriva addirittura a proporre il superamento dell’approccio multidisciplinare a vantaggio di uno antidisciplinare: “La cultura al suo interno [all’interno del Lab], più che interdisciplinare, è fieramente ‘antidisciplinare’: nella maggior parte dei casi docenti e studenti non si limitano a collaborare in modo trasversale a più discipline, ma esplorare anche gli spazi esistenti tra di esse e oltre.” Il lab, quindi, si occupa di informatica, di comunicazione, di filosofia, di scienza, di biologia e così via cercando di rileggere i saperi disciplinari all’interno di nuovi sistemi. È un modello che Ito ha imparato a sviluppare nella sua esperienza imprenditoriale.

Ma iniziamo a osservare questi modelli: al sistema classico, verticale, dall’alto, lineare se ne affianca un altro: paritetico, orizzontale, dal basso. Si tratta della cultura dell’“affioramento”, che permette l’emergere di idee, anche rivoluzionarie, che nelle gabbie del modello “autorità” non riuscivano a mettersi in mostra. Allo stesso modo a un modello decisionale di tipo “push” in cui le decisioni vengono “spinte” dai decisori, se ne contrappone uno “pull” che prevede di “tirare” all’interno dei processi decisionali diverse risorse per poi usare quelle più funzionali. Anche il terzo paradigma è consequenziale ai modelli precedenti: le “bussole” battono le “mappe”. “La decisione di rinunciare alla mappa in favore della bussola – ci spiegano Ito e Howe – tiene conto del fatto che in un mondo sempre più imprevedibile e che si muove sempre più velocemente, una mappa dettagliata potrebbe farvi finire nel bel mezzo del bosco a costi inutilmente alti. Una bussola di qualità, invece, vi porterà sempre dove dovete andare.” Ciò significa, quindi, anche la necessità di battere percorsi nuovi e magari rischiosi. E infatti il “rischio” batte la “sicurezza” per i due autori. E persino l’errore e l’insuccesso possono essere motore inaspettato di conoscenze utili a raggiungere risultati postivi. In qualunque tipo di impresa: aziendale, accademica, di ricerca…

E, allo stesso modo, la “disobbedienza” batte la “conformità”, laddove la disubbidienza rappresenta la costruzione di territori non autorizzati da un giudice decisionale che per gli autori ha perso la sua autorità. E poi di seguito: la “pratica” batte la “teoria”, la “diversità” batte la “capacità”, la “resilienza” batte la “forza”, il “sistema” batte l“oggetto”.

Attraverso dicotomie, a volte un po’ troppo semplificistiche, a dire il vero, ma interessanti per la volontà palese di porre nuove questioni e mettere in crisi gli assiomi, gli autori di Al passo col futuro, ci fanno entrare nel mondo del Media Lab. È   il racconto di un cambio di prospettiva,  accompagnato da esempi, casi osservati, analizzati, a volte addirittura sviluppati dal Lab stesso. Insomma: uno sguardo privilegiato a un modello, potremmo dire, di “pensiero pratico” dal fondamentale impatto culturale.

Simone Arcagni
Simone Arcagni

Simone Arcagni è Professore Associato presso l’Università di Palermo. Insegna inoltre allo IULM di Milano e alla Scuola Holden di Torino. Studioso di cinema, media, nuovi media e nuove tecnologie, collabora con «Nòva - Il Sole 24Ore», «Film TV», «Segnocinema», «Agorà». Tiene un suo blog (Postcinema) sul sito «Nòva100.ilsole24ore». Ha fondato e dirige la rivista scientifica «ES Journal: Inside New Media and Digital Technologies» ed è curatore di Digita!, mercato internazionale di contenuti digitali. Tra le sue pubblicazioni, Oltre il cinema (Torino 2010) e Screen City (Roma 2012). Per Einaudi ha pubblicato Visioni digitali (Torino 2016) e L’Occhio della macchina (Torino 2018).

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