Future Society

Il futuro delle aree rurali è nelle nuove tecnologie

4 dicembre 2018 | Scritto da Tommaso Spezzacatena

Le aree rurali perdono competitività e sempre più persone si spingono a vivere in città a causa di necessità lavorative. Ma se ci fosse un modo per rendere efficienti e produttive le aree interne? Politecnico di Torino e Google X ci stanno lavorando.

Secondo numerosi esperti, tra cui Alessandro Rosina, demografo dell’Università Cattolica di Milano,  entro il 2050 più della metà della popolazione  mondiale vivrà in una megalopoli da decine di milioni di persone.

Oggi la città più grande del mondo è Tokyo, con 38mln di abitanti, ma già tra pochi anni si stima che sarà superata da Mumbai.

Nei paesi in via di sviluppo l’inurbamento sta crescendo ad un ritmo impressionante, paragonabile solo a quello avutosi durante la seconda rivoluzione industriale in Europa.

Ad oggi però sono ancora numerosissime le aree interne ed isolate che non possono beneficiare delle stesse opportunità di chi vive in città.

Ciò, se pur in maniera minore, è valido anche in Europa, dove ancora molte cittadine e comuni sparsi tra le isole e le zone montane sono sprovvisti di numerosi servizi.

Nello specifico, in l’Italia circa i 3/5 del territorio sono considerati zona interna e ciò ha spinto il nostro paese a dotarsi, nel 2015, di un piano ad hoc per contrastare la caduta demografica di queste aree e rilanciarne lo sviluppo.

Alcuni dei problemi a livello economico delle aree rurali sono senza dubbio sono la difficoltà di portare energia elettrica costante durante tutti i mesi dell’anno e la mancanza di una copertura mobile omogenea.

L’energia

Per rispondere al primo problema è nato il progetto REMOTE, che rientra nel progetto Europeo Horizon2020 ed è coordinato dal Politecnico di Torino insieme ad altri 10 partner commerciali.

REMOTE nasce per trovare una soluzione ecosostenibile ed efficiente per lo storage di energia elettrica: la maggior parte dei piccoli borghi isolati, infatti, produce energia elettrica con generatori a diesel perché le energie rinnovabili (che spesso sono abbondanti) sono incostanti e non riescono ad essere un’alternativa affidabile.

Proprio in questa direzione si sono concentrati gli studi del Politecnico di Torino, che ha realizzato degli energy storage basati su una tecnologia a idrogeno combinata con un elettrolizzatore che converte l’energia in eccesso prodotta dai sistemi di energia rinnovabile in idrogeno. Il sistema a celle a combustibile (fuel cell), riconverte, poi, quando necessario, l’idrogeno stesso di nuovo in elettricità, superando così il problema dell’intermittenza.

Questi innovativi sistemi sono ora in test in diverse zone, dalle pendici del Monviso all’isola di Stromboli fino ai freddi mari del nord nella Norvegia.

La Rete

In risposta invece al secondo problema, ovvero la mancanza di una copertura mobile omogenea, è nato Project Loon di Google x, che avrebbe ideato un modo per portare internet ovunque, anche nelle zone più remote del pianeta.

L’idea è quella di spedire alcuni palloni aerostatici nella stratosfera (precisamente a 20km dal suolo) riuscendo così a portare internet anche in quelle aree sprovviste di infrastrutture. Infatti, se si considera che il raggio di copertura di un’antenna dipende dalla sua altezza, portando un’“antenna” a 20 km dal suolo si otterrà una enorme copertura.
Il pallone si muoverà nella stratosfera fornendo internet alle aree sottostanti e nel caso in cui dovesse precipitare è stato pensato anche ad un sistema di atterraggio sicuro.

Gli utenti verranno connessi sempre al pallone più vicino, che sarà in grado di raggiungere qualunque destinazione tramite un sistema di pilotaggio che sfrutta venti ed altitudini, e saranno in grado di connettersi ad internet anche durante calamità naturali o eventuali blackout.

 

Abbiamo visto come queste due semplici ma geniali innovazioni possano rendere più vivibili e competitive aree oggi considerate periferiche e come grazie alla ricerca e all’innovazione anche le aree rurali possano avere un futuro di serie A.

Tommaso Spezzacatena
Tommaso Spezzacatena

Tommaso Spezzacatena è attualmente iscritto al 3 anno della facoltà di Economia e Commercio a Torino. Da sempre appassionato di innovazione e futuro e in particolar modo al campo della robotica, Tommaso collabora con un giornale che parla di startup e nuove tecnologie. Da maggio 2018 è diventato ufficialmente Future Activist.

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