Future Society

Impareremo a sorridere con gli occhi?

16 aprile 2020 | Scritto da Vito Verrastro

La stretta di mano, il più classico dei saluti sul posto di lavoro, nel prossimo futuro potrebbe diventare un tabù a causa dell’emergenza Covid. Ma dalla Corea del Sud arriva una soluzione per comunicare con lo sguardo

La normalità è un privilegio”. Una frase, letta sul web in queste settimane, di una forza straordinaria nella sua sintesi. Emblematica, per descrivere come nelle settimane della pandemia ci siamo scoperti tutti un po’ più fragili, indifesi, costretti a ripensare abitudini consolidate e stili di vita che credevamo potessero durare per sempre. Avevamo un po’ tutti dimenticato, sottovalutato o dato per scontato di vivere in uno scenario interconnesso e globale che gli economisti definiscono VUCA (acronimo inglese che, tradotto, sta per volatile, incerto, complesso e ambiguo), e che ci espone – come abbiamo potuto constatare – a cambiamenti repentini e tempeste inattese e perfino poco prevedibili, come questo virus arrivato da molto lontano.

 

Addio stretta di mano. Provando a immaginare il mondo post Covid-19 in riferimento al lavoro, al di là delle stime sui posti che prevedibilmente si perderanno e delle oggettive difficoltà economiche per il sistema produttivo locale e globale, sarà interessante ripensare il futuro ad iniziare dal piano relazionale, da quei gesti che connotano da sempre la nostra interazione umana. Pensiamo alla stretta di mano: nella cultura occidentale è la prima forma di contatto tra le persone, ma anche una dimostrazione di empatia, una testimonianza di una promessa, talvolta il segno di un patto di fiducia reciproca che si instaura e che ha un altissimo valore simbolico. Un semplice gesto che racchiude un mondo complesso di valori stratificati nei secoli, ma che adesso, in questo mondo nuovo, appare del tutto rovesciato e indice di diffidenza, minaccia, timore, perché potenziale vettore di infezioni e virus.

In quella che è stata definita la shut-in economy, l’economia della chiusura (o dell’isolamento) in cui stiamo entrando, probabilmente in fasi alternate tra allentamenti e restrizioni, gli scenari che si stanno prefigurando indicano il mantenimento delle misure protettive ben oltre la fine del lockdown. Distanziamento sociale, uso delle mascherine e di dispositivi antivirus modificheranno e non poco il nostro stile di vita, avvicinandoci probabilmente ad usi e abitudini più vicini a quelle orientali come il salutarsi a distanza, evitando i contatti.

 

Come cambia il lavoro? Queste modifiche si rifletteranno anche nelle dinamiche legate al lavoro. Pensiamo ad un colloquio: si riscriveranno probabilmente i codici dei manuali tradizionali, che partono spesso proprio dal consiglio su “come stringere la mano al recruiter”, o su “come sorridere”. Distanziamento sociale e mascherina annulleranno i classici metodi per fare una buona impressione e lasceranno questo compito solo allo sguardo, che sarà il nuovo centro dell’attenzione. Per imparare a “sorridere con gli occhi” dovremo andare probabilmente a scuola dai sudcoreani. Lì, negli ultimi mesi, sono nate scuole di formazione proprio per insegnare ai giovani come farlo. Ben prima del Coronavirus, l’uso delle mascherine in Corea del Sud è abbastanza diffuso, così come la forte spinta tecnologica che ha spostato progressivamente molti colloqui in virtuale. Sostanzialmente, il candidato spesso si trova di fronte non ad un selezionatore umano, in carne ed ossa, ma ad una macchina dotata di intelligenza artificiale, chiamata a valutarlo.

 

Non smettiamo di esprimere e trasmettere emozioni. In una società in cui il riconoscimento facciale è ampiamente diffuso, per questioni di sicurezza, si sta analizzando l’espressione delle emozioni sul volto dei candidati in tempo reale o on demand, guardando i video di presentazione. Il sistema di intelligenza artificiale chiede ai candidati di presentarsi e, mentre lo fanno, cercano manifestazioni di paura o gioia negli occhi e nella parte del volto lasciata scoperta dalle mascherine. Micromovimenti, microespressioni, non visibili ad occhio nudo ma evidenti alle macchine. Come se lo scambio non fosse già di per sé molto teso e innaturale, la telecamera continua a scannerizzare le reazioni dell’interlocutore con domande del tipo: “Sei in viaggio di lavoro con il tuo capo e lo vedi usare la carta dell’azienda per acquistare un regalo cosa fai?. Per rendere il colloquio fluido e meno teso, tra le lezioni insegnate in diverse scuole nate di recente c’è proprio una sessione di consigli su come non forzare il sorriso con la bocca: “Sorridi con gli occhi” è il titolo del modulo, e potrebbe tornare molto utile anche a noi occidentali da qui a breve. Perché nella freddezza dello sguardo delle telecamere e delle congetture imperscrutabili dell’intelligenza artificiale o di un selezionatore al di là della mascherina, dovremo essere capaci di continuare a trasmettere, in modalità differenti da quelle con cui siamo abituati a fare, quegli elementi vincenti come empatia, calore, disponibilità ed entusiasmo che sono e saranno doti essenziali, nella vita e nel lavoro. Soprattutto nella fase di un difficile restart.

 

Vito Verrastro
Vito Verrastro

Giornalista professionista freelance e manager della comunicazione. Ha esperienze maturate su carta stampata, radio, tv, web e uffici stampa. Nel 2012 ha creato il podcast Lavoradio, settimanale che racconta gli scenari del mondo del lavoro in termini di opportunità. Ha una vasta attività di formatore e divulgatore sui temi legati a lavoro e innovazione tecnologica.

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