Future Society

L’Italia in un nuovo contesto economico globale

22 novembre 2018 | Scritto da Nicholas Chilese

Il giornalista Sebastiano Barisoni ci ha offerto alcune riflessioni sull’economia mondiale in questo momento di grandi innovazioni tecnologiche

Globalizzazione e nuove tecnologie hanno dato il via a nuovo ciclo dell’economia mondiale, definito anche “rivoluzione dell’informazione”, nel quale vediamo strumenti emergenti trainare lo sviluppo mondiale in un panorama internazionale di incertezza e forte innovazione, che va ridisegnando gli equilibri politici ed economici globali.

Il contesto economico-finanziario odierno può rappresentare un pericolo o un’opportunità per l’Italia. Richiede riflessioni complesse su più livelli per comprendere, ad esempio, quale ruolo stia giocando il nostro Paese in fatto di innovazione, oppure per capire la sostenibilità di tecnologie e strategie applicate alla finanza mondiale. Temi dei quali è difficile farsi un’opinione sia per la grande quantità di complicate variabili che entrano in gioco sia per l’abbondanza di notizie più o meno politicizzate che ogni giorno ci bombardano.

Per questo motivo abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza su questi temi cruciali sul piano mondiale, europeo e italiano con Sebastiano Barisoni, giornalista e vice-direttore di Radio24 del Gruppo Sole 24 Ore.

 

L’italia investe meno degli altri Paesi in ricerca, formazione e innovazione secondo l’European Innovation Scoreboard (EIS) elaborato dalla Commissione Europea. Ritiene possa essere una buona mossa la costituzione di un fondo, sul modello francese, per investire in startup italiane?

L’idea del fondo mi trova d’accordo. Per quanto riguarda i dati dell’EIS è anche vero che molte imprese italiane innovano senza saperlo e dunque l’innovazione non viene messa in bilancio. Il vero problema non è tanto il settore ricerca e sviluppo, che il sistema piccola impresa fa naturalmente e quasi non ce ne se ne rende conto, ma gli scarsi investimenti e spese inefficaci sulla formazione. E siccome continuiamo a parlare di formazione continua come tratto connotante della quarta rivoluzione industriale ritengo sia un tema da affrontare al più presto.

 

La manifattura è un settore dove l’Italia gioca un ruolo importante a livello mondiale e occupa circa il 30% dei lavoratori italiani, ma si colloca agli ultimi posti in Europa per lo sviluppo digitale. Con nuove tecnologie che prendono sempre più piede come l’automazione, l’IA e il machine learning quanto potrà durare la nostra competitività?

Io sono più ottimista, penso che l’industria italiana in questi anni abbia saputo innovare moltissimo e posizionarsi nella fascia alta dei prodotti facendo innovazione sia di processo che di prodotto, lo vediamo dai dati sull’export. Devo dire che sono stati molto utili gli incentivi del governo sull’industria 4.0, quindi iper e super ammortamenti per le imprese che innovano ed investono nel digitale, che spero questo governo possa confermare.

 

Nelle borse, in particolare quella statunitense, si fa ampio uso di Intelligenza artificiale per le operazioni di trading. Ad oggi circa il 60% degli scambi globali è in mano ad “algo trader”. Ciò in un certo modo elimina l’irrazionalità dell’investitore, ma non rischia di rendere il mondo finanziario ancor più staccato dall’economia reale e focalizzato sulla speculazione?

Secondo me il vero problema è che vengano amplificati tutti i movimenti. Gli algoritmi lavorando in automatico sono “stupidi”, sono impostanti per vedere o acquistare raggiunta una certa soglia in automatico e questo crea un effetto amplificativo dei movimenti. L’essere umano, invece, è in grado di scegliere se una soglia di vendita sia reale o sia frutto di variabili esterne mentre l’algoritmo non distingue tra casi episodici o casi fortuiti.

 

Quali ritiene potrebbero essere gli step per una maggiore integrazione economica in Europa in grado di permettere al sistema euro la solidità per sostenere la competizione a livello mondiale con super potenze come quelle asiatiche e quella statunitense?

In primo luogo, ridurre la competizione interna di carattere fiscale, in secondo luogo avere un’unione politica che ora sembra molto lontana e in terzo luogo capire che l’Europa reggerà solo se sarà un’Europa della crescita, ad esempio iniziando ad emettere obbligazioni di carattere europeo come i famosi eurobond che permetterebbero degli investimenti di carattere europeo. Altrimenti l’unico pilastro dell’Unione sarebbe soltanto l’euro.

 

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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