Scienza e Medicina

Cellulari e tumori, esiste un nesso?

9 settembre 2019 | Scritto da Nicholas Chilese

È ormai decennale la discussione sull’influenza che le radiofrequenze potrebbero avere sul nostro corpo. Mentre alcuni recenti studi giungono a pareri ancora incompleti, vi sono già state delle sentenze sul tema, non avvalorate però da evidenze scientifiche.

Partiamo dalle definizioni, per radiofrequenza si fa riferimento alle onde elettromagnetiche che utilizzano dispositivi come telefoni, modem e ripetitori in genere per comunicare informazioni in modalità wireless (senza cavi).

 

La posizione dell’ISS. A confutare l’ipotesi di un’influenza cancerogena delle radiofrequenze una ricerca pubblicata ad agosto 2019 dall’Istituto Superiore di Sanità (ISTISAN) dal titolo “Radiazioni a radiofrequenze e tumori: sintesi delle evidenze scientifiche”. Dallo studio, che prende in esame numerosi studi pubblicati tra il 1999 e il 2017, non emerge alcun incremento del rischio di neoplasie maligne (glioma) o benigne (meningiomi, neuromi acustici, tumori dell’ipofisi o delle ghiandole salivari) in relazione alluso prolungato (≥10 anni) del cellulare. Non può essere però ritenuta una valutazione definitiva, come riporta la pubblicazione stessa non è infatti ancora chiaro se questo nesso possa esistere o meno per quanto riguarda tumori a più lenta crescita oppure nel caso di un’esposizione da età infantile.

 

La difficoltà di avere certezze. Due recenti ricerche, una italiana del marzo 2018, svolta dall’Istituto Ramazzini, e una statunitense, del National Toxicology Program, del novembre dello stesso anno, sostengono però l’ipotesi opposta. Entrambi gli studi hanno rilevato delle evidenze di un incremento del rischio di tumori maligni delle guaine nervose nel cuore (schwannomi cardiaci) solamente sui ratti maschi, una tipologia di tumore molto rara.

L’ISS (Istituto Superiore di Sanità) dedica però un commento nel suo rapporto ai due studi sopra citati, sostenendo che i livelli di esposizione utilizzati siano ben superiori a quelli rilevabili nell’ambiente e in ogni caso superiori ai limiti imposti dalle normative vigenti. Sempre lo studio dell’ISS mette in guardia però nel capitolo “Sviluppi delle telecomunicazioni: i sistemi 5G” ai valori di esposizione che porterebbe appunto la rete 5G, più potente di quelle ad oggi disponibili.

 

Scienza e legge non sono sulla stessa lunghezza d’onda. In questo contesto in parte delineato ma ancora piuttosto incerto il sistema giuridico in Italia ha emanato due sentenze in merito a casi di tumori che sono stati ritenuti correlati a un intenso e prolungato uso del telefono. Il primo caso risale ad ottobre 2012 quando i giudici della corte di Cassazione hanno respinto il ricorso dell’Inail alla sentenza della Corte d’Appello di Brescia che riconosceva la presenza di una correlazione tra l’attività lavorativa del manager Innocente Marcolini e l’insorgere di un tumore benigno al nervo trigemino. La seconda sentenza sul tema è di un giudice di Firenze che condanna in primo grado l’Inail a corrispondere una rendita a un addetto alle vendite che sosteneva di aver sviluppato un neurinoma del nervo acustico, un tumore benigno, a causa del suo lavoro nel quale per oltre 10 anni ha trascorso 2-3 ore al giorno al telefono.

Le sentenze citate non sono basate però su insindacabili certezze scientifiche quanto più su una “probabile idoneità della esposizione al rischio a causare l’evento morboso”, quindi su una supposizione fondata su elementi oggettivi ma non definitivi.
Questo avviene poiché il Tribunale applica la legge alla regola, se non gli vengono presentate sufficienti prove che confermano l’impossibilità della tesi viene dato per assunto che la possibilità esiste.

 

Risolvere i dubbi. L’assenza di un’opinione scientifica chiara e definitiva porta dunque ad un’incertezza di fondo su quelle che devono essere le conseguenze giuridiche e comportamentali legate all’utilizzo dei dispositivi comunicanti attraverso radiofrequenze. Sono attualmente in corso alcuni studi (Cosmos, MobiKids, GERoNiMo) che dovrebbero aiutare a far chiarezza sulla questione.

Una solida base scientifica è infatti indispensabile alla politica per impostare ai produttori soglie limite dell’intensità delle radiofrequenze in grado di salvaguardare la salute dei cittadini.

Va tenuto a mente in ogni caso che con pochi e semplici accorgimenti è possibile limitare l’effetto che le radiofrequenze dei telefoni cellulari possono avere sul corpo umano. Come utilizzare l’auricolare o il viva voce per le chiamate, spegnere il telefono di notte o settarlo in modalità aereo e durante la giornata quando non utilizzato tenerlo a distanza di qualche decina di centimetri porta alla riduzione della maggior parte delle onde elettromagnetiche.

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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