Future Society

Lo scontro generazionale si gioca sempre più nella comunicazione

17 ottobre 2018 | Scritto da Stefano Tenedini

Dal mito al cinema, da casa all’azienda: rischi e vantaggi di un rito di passaggio dove la tecnologia costringe i vecchi e futuri leader a confrontarsi con modelli innovativi. La chiave del cambiamento sarà adattarsi al linguaggio (e alla “velocità”) degli altri.

La guerra tra le generazioni è un archetipo ben radicato nella storia dell’uomo, a partire da Urano e Crono che divoravano i propri figli. E infatti poi arrivò Zeus, il giovane più ribelle di tutti, a rovesciare il tavolo e prendere il potere. Dalla mitologia al cinema la stessa storia, e c’è di tutto: dal conflitto psicanalitico de I pugni in tasca al poetico Pleasantville, al buffo Verdone di Un sacco bello. Ma è davvero inevitabile uno scontro per il potere tra giovani e vecchi? E che cosa succederà in un futuro in cui la tecnologia renderà sempre più ampie le distanze e più veloce il cambiamento? Le tensioni sono destinate a crescere?

Dipende da come saremo in grado di affrontare un conflitto che è naturale come crescere, invecchiare e morire. Sì, perché non si tratta altro che di una lotta per la sostituzione. Se in antichità i vecchi venivano spodestati perché diventavano troppo deboli per difendersi con le armi, oggi le lance e le frecce dei giovani sono la tecnologia, l’intelligenza artificiale, una consuetudine nativa con il mondo digitale. I ragazzi acquisiscono molto rapidamente quel patrimonio di competenze che li rende competitivi anche prima di fare esperienza. Così chi ha anche solo dieci o vent’anni in più si sente tagliato fuori. E si difende.

All’equazione va aggiunto un dato anch’esso in rapida evoluzione. Le generazioni di padri (e nonni!) di questi giovani rampanti non arrivano alla maturità con il fiatone. Spesso, anzi, sono sportivi, globalizzzati, hanno un ricco network di relazioni e non hanno occupato la loro posizione nella società di prepotenza o per eredità, ma sono leader carismatici. Altro che vecchierel canuto e bianco: non è facile chiuderli in una casa di riposo. In base a come li si affronta, questi cambiamenti possono portare reciproci benefici o sabotaggi.

Il terreno minato di questo confronto è già oggi la comunicazione: per la prima volta nella storia può capitare che nella stessa azienda convivano ben quattro generazioni. Certo non nel senso di bisnonni e pronipoti: però tra i più “maturi” nati intorno agli anni Quaranta e ancor oggi attivi, e i Millenials appena arrivati in ufficio, si collocano i “baby boomers” che erano all’asilo negli anni Cinquanta e Sessanta, e infine la Generazione X nata fino a metà degli anni Ottanta. Tutto questo in attesa della prossima generazione, la Z.

Di cosa dovremo tenere conto per disinnescare il conflitto? Intanto che si parla di meno faccia a faccia ma di più attraverso i devices come computer, tablet o smartphone. Poi che i giovani sono a loro agio in un ecosistema digitale – interattivo, mentre anziani e più maturi tengono ancora molto al rapporto diretto, personale. Per colmare il gap bisogna avvicinare i due modelli di comunicazione, perché senza la mediazione del linguaggio non verbale (il tono della voce, lo sguardo, le pause, la gestualità) il messaggio rischia di venire travisato. Uno studio di Elza Venter sull’International Journal of Adolescence and Youth spiega come ridurre le distanze non solo nel luoghi di lavoro, ma anche in famiglia tra genitori e figli.

Guardando al futuro, gli aspetti positivi comunque non mancano. E si possono riassumere in un solo concetto, la grande forza dell’essere umano di qualunque età: la sua capacità di adattarsi alle circostanze. Chi lavora bene con tutti, mentre altri devono combattere, è perché sa modificare i propri atteggiamenti e il modello di comunicazione quando deve interagire con i colleghi di un’altra generazione. E se si trova (meglio: si cerca) un terreno comune, a costo di uscire dalla propria zona di comfort, crescono la coesione e il rispetto.

A proposito di comfort, anche le vostre richieste parlano di voi (e della vostra età): se siete o vi sentite giovani, probabilmente preferirete come premio un aumento di stipendio. Se invece avete qualche anno in più o vi sentite più maturi, chiederete più tempo libero, o un miglior equilibrio vita e lavoro. Pensateci e misurate anche così la vostra “età”.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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