Future Society

Notre Dame ci sarà anche domani. Grazie agli insegnamenti di ieri

16 aprile 2019 | Scritto da Stefano Tenedini

Già 200 anni fa c’era un piano per ricostruire la cattedrale e oggi le querce per il tetto sono già cresciute e pronte a Versailles. Pianificare l’impensabile è il modo giusto per prepararsi al futuro: un’antica lezione che nasce nelle foreste ma arriva fino all’Artico.

Le ceneri di Notre Dame sono ancora tiepide e non siamo ancora scesi a patto con il danno che ha straziato il cuore di Parigi e ha mandato in fumo secoli di arte e storia, colpendo un immaginario collettivo che non è solo dei francesi ma di tutta l’umanità. E già si parla del dovere di rimettere in piedi pietre, legno e simboli. Per fortuna l’incendio non è la tragedia che si temeva: crollata la guglia, bruciato il tetto, ma questo “pilastro della terra” (così Ken Follet ha definito le cattedrali) ha ossa forti e nel tempo tornerà al suo splendore.

Merito anche dei vigili del fuoco di Parigi, che oltre alla professionalità e al coraggio hanno potuto contare su un protocollo rigoroso ed efficace, modernissimo perché antico: prima di tutto salvare le persone, poi le opere d’arte, quindi l’altare e se possibile gli arredi, e poi finalmente – quasi contro l’istinto – concentrarsi sulla struttura. In quest’ordine esatto. Perché il piano di intervento, in vigore dall’ultima volta in cui la cattedrale è stata distrutta e saccheggiata (nella Rivoluzione del 1789), precisa rigorosamente cosa si può ricostruire, quindi può aspettare, e cosa invece ha la priorità perché è unico e insostituibile.

Ma questa è una procedura, quasi un libretto di istruzioni. La magia comincia qui, con una fantastica lezione da ricordare e portare con noi: da subito per il futuro, perché mai come questa volta Future is Now. La guglia e le travi che reggevano la copertura del tetto hanno 160 anni, quindi ok, basta cercare un bel legno stagionato che le rimpiazzi e si può rifare la cattedrale. Sì, ma non serve cercarle: le querce per le travi nuove ci sono già. Attendono a Versailles da oltre un secolo e mezzo esattamente per assolvere a questo compito: sono le sostitute delle querce tagliate per ricostruire Notre Dame nei 60 anni dopo il Terrore.
Insomma, intanto che il simbolo di Parigi risorgeva sono passati sei o sette re e imperatori: un tempo lunghissimo, ben oltre il concetto di pianificazione come la intendiamo noi oggi. Invece nel passato si costruiva per l’eternità, avendo cura di prevedere gli inconvenienti e i correttivi. La civiltà per conservarsi deve guardare oltre le vite dei singoli: la società cresce e prospera se i vecchi piantano alberi alla cui ombra sanno che non si siederanno mai. Ma anche donare libri a una piccola biblioteca di quartiere assolve a questo compito.

“The Long Now”. Immaginiamo la frustrazione dei vigili del fuoco nel seguire il protocollo mentre intorno il tetto bruciava. Avrebbero voluto fare di più, ma sarà la lungimiranza di uomini scomparsi a metà Ottocento a rimettere in piedi la cattedrale. Perché è successo, e accadrà di nuovo, ma le querce di Versailles sono pronte. Un’organizzazione si basa su progetti e su persone che li mettano in pratica. Per episodi molto improbabili noi italiani diciamo “a ogni morte di papa”, ma è troppo poco: dobbiamo pensare a eventi che possano accadere una volta al secolo, soprattutto quando ci sono in gioco città e civiltà vecchie di migliaia di anni. Esiste anche una fondazione, “The Long Now”, che vuole seminare una visione a lungo termine: tanto lungo che è stata fondata nel 01996 (proprio così) e ha un obiettivo a 10 mila anni.
Stiamo parlando di un’abitudine insita nella storia dell’uomo e che però abbiamo perso: la capacità non di progettare, ma di prepararsi al futuro anche senza sapere cosa ci riserverà. L’esempio degli alberi di Versailles è suggestivo ma non unico. Venezia coltivava in Cadore fin dal Mille gli abeti per gli alberi delle galee e i faggi per i remi: 600 anni dopo quei boschi hanno fermato i turchi a Lepanto. Napoleone fece piantare pioppi e platani per fare ombra lungo le vie percorse dai soldati, sapendo che sarebbero serviti 20 anni per farli crescere. In Inghilterra Wellington piantò ovunque querce, poi ne fece le navi con cui sconfisse a Trafalgar proprio Napoleone. Sempre le querce fanno parte del patrimonio dei college di Oxford: vengono lasciate a crescere per secoli per sostituire quelle che invecchieranno.

L’esempio del Global Seed Vault. Mettere da parte semi oggi per avere un raccolto domani: è proprio quello che fa la Global Seed Vault, un maxi frigorifero tecnologico costruito sotto i ghiacci delle isole Svalbard per ospitare semi di piante provenienti da ogni continente. Preserva tutte le varietà genetiche nell’ipotesi che qualche mutazione (o malattia) le renda sterili, minacciando così l’umanità con una terribile carestia globale. Vi sono raccolti oltre un milione di semi di 6000 specie.

Un aiuto anche dalla tecnologia. Per finire torniamo a Notre Dame e ai piani per riedificarla. La tecnologia verrà in aiuto ai maestri costruttori e carpentieri: non solo le dettagliate mappe a 3D generate dallo storico dell’arte Andrew Tallon, che ha tracciato ogni particolare col laser, ottenendo rilievi precisi fino a 5 millimetri, ma anche gli scenari ricreati nel videogioco “Assassin’s Creed” per una puntata ambientata a Parigi. All’artista che ha curato il progetto, Caroline Miousse, sono serviti due anni per rifinire l’aspetto di Notre Dame, fino al dettaglio di ogni singola pietra.

Ogni perdita porta con sé un dolore. Ma è seguita dalla speranza di una ricostruzione, una rinascita. E guardando al futuro è rassicurante pensare che una perdita, per quanto grave, possa essere mitigata anche solo accettando che il peggio può accadere. E possiamo fare del nostro meglio, preparandoci per tempo ad affrontarlo.

Stefano Tenedini
Stefano Tenedini

Contributor

Giornalista e inviato per quotidiani e periodici, esperienze di ufficio stampa e relazioni esterne nella finanza e in Confindustria. Oggi si occupa di comunicazione per grandi e piccole imprese, professionisti e start-up.

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