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Previsioni dal passato: gli insetti a tavola

2 maggio 2019 | Scritto da La redazione

Spesso e volentieri i pensatori del passato hanno lasciato ai posteri intuizioni sul nostro presente: alcune incredibilmente precise, altre del tutto sbagliate. In questo capitolo della rubrica “previsioni dal passato” analizzeremo se e come gli insetti sono entrati a far parte della nostra alimentazione.

Insetti Commestibili

Negli anni Settanta del Novecento, la situazione alimentare mondiale era cupa e molto discussa. Nel 1974 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura si è riunita a Roma per affrontare il problema. Lo stesso argomento venne trattato l’anno seguente in occasione della conferenza ANZAAS di Canberra.

Tra gli studiosi che si sono occupati del tema c’era anche Victor Benno Meyer-Rochow, professore del dipartimento di zoologia dell’Università dell’Australia Occidentale, che, in un suo articolo datato 7 Giugno 1975, si chiedeva: “Possono gli insetti aiutare a risolvere il problema della scarsità di cibo nel mondo?”.

La previsione di Meyer-Rochow. “Circa il 30% della popolazione mondiale – spiega lo studioso nell’articolo – è denutrito e il 15% può effettivamente essere considerato patisce la fame. Sono stati molti i suggerimenti per aumentare la produzione alimentare mondiale e in particolare quella di proteine, ma, a un esame più attento, alcuni di questi sembrano fattibili per i paesi in via di sviluppo. Gli insetti sono estremamente nutrienti. Costituiscono un insieme di proteine ​​e grassi facilmente digeribili e contengono quantità significative di carboidrati, minerali e vitamine”.
Nel 1975 Meyer-Rochow si sbilanciò con una previsione sul futuro: ipotizzò, infatti, che nel 1995 gli insetti avrebbero svolto un ruolo importante nella nutrizione globale. Il ricercatore immaginava che gli esemplari, catturati a mano o raccolti nei campi, sarebbero stati poi commercializzati e venduti cotti e in scatola, secchi o in salamoia, freschi o sotto forma di farina d’insetti. “Credo che gli insetti, – conclude il ricercatore – potrebbero in un prossimo futuro fare la loro parte per alleviare il problema della carenza proteica mondiale”.
Una previsione che non si è rivelata del tutto veritiera, nonostante al giorno d’oggi siano 1.400 le specie di insetti considerate commestibili e quasi cento i Paesi in cui si mangiano. In Europa la questione è ancora molto discussa e in Italia la legge vieta la loro vendita.

Chi mangia gli insetti nel mondo? L’usanza di mangiare insetti è più frequente ai Tropici in cui è maggiore la presenza e più facile la raccolta. Quando si parla di insetti come alimento si pensa subito ai paesi asiatici come Giappone, Cina, Thailandia e Cambogia ma anche Africa e Sud America, Australia e Nuova Zelanda. Oggi questi nuovi alimenti sono arrivati anche in alcuni paesi d’Europa, entrando anche nelle cucine stellate come al Noma di Copenaghen, uno dei ristoranti più all’avanguardia degli ultimi anni in cui lo Chef René Redzepi riscrive la cucina nordica. Ma la legge frena ancora la loro diffusione.

Regolamento UE. Il primo gennaio 2018 è entrato in vigore in Europa un nuovo regolamento che ne consente l’utilizzo in cucina dei “novel food”, fra cui gli insetti, vietandone però la commercializzazione: in alcuni Stati membri dell’UE è previsto un regime di tolleranza, che ne consente la vendita presentando una domanda di autorizzazione. In tutti gli altri casi è possibile perciò solo acquistarli dall’estero, ad esempio tramite e-commerce: tra questi Paesi anche l’Italia che l’ha reso pubblico in una nota del Ministero della Saluta rilasciata a pochi giorni di distanza dall’entrata in vigore del regolamento. On-line è facile trovare oltre agli insetti interi arrostiti oppure fritti anche dei prodotti a base di questi animali come biscotti, barrette energetiche o dolci fatti con la loro farina. Bisognerà aspettare ancora qualche anno per trovare nelle tavole italiane grilli e cavallette accompagnate da sugo e polenta? Oppure è una cultura talmente distante che non ci toccherà mai da vicino?

L’impatto del consumo di carne. Molti europei sono ancora diffidenti al pensiero di mangiare larve, cavallette e scarabei ma si parla sempre più spesso delle loro proprietà nutrizionali. Gli insetti sono ricchi di molte sostanze nutritive, in particolare di proteine/amminoacidi, minerali e vitamina B: ad esempio i bruchi contengono 280g di proteine per kg, 30g più del maiale.

La diffusione degli insetti è favorita dai vantaggi che presenta il loro allevamento rispetto a quello tradizionale. Grazie alle piccole dimensioni che li caratterizzano, consumano meno risorse e producono gas serra notevolmente inferiori rispetto al bestiame. Uno studio del World Economic Forum dimostra che passare dal consumo di manzo a quello di proteine alternative potrebbe ridurre il totale dei decessi legato alla dieta alimentare del 2,4%.
La ricerca, inoltre, evidenzia che “se il manzo ha un’intensità di emissione pari a 23,9 kg di CO2 per un equivalente di 200 Kcal, altre fonti proteiche come insetti ma anche fagioli, grano e nocciole emettono circa 1 kg di CO2 per un equivalente analogo di valore nutrizionale”.
Il modello nutrizionale attuale non è sostenibile sia a livello ambientale che demografico, è tuttora presente uno squilibrio alimentare tra i diversi paesi del mondo e ancora attuale la necessità di cambiamento.

Nel Medioevo le spezie entrarono nella cultura italiana importate dall’Oriente, nel XV secolo arriva dall’America il pomodoro insieme al mais con cui si faceva la polenta, uno degli alimenti base della dieta nel Nord Italia. In futuro si potrà mai parlare di insetti come base della dieta italiana?

La redazione
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