Scienza e Medicina

CyberBio-Sicurezza: una nuova frontiera per la protezione della bioeconomia

13 giugno 2019 | Scritto da Nicholas Chilese

Con la rapida evoluzione delle biotecnologie e il sempre maggior ricorso ai sistemi informatici in economia e nella ricerca, si rende necessaria una nuova disciplina mirata alla protezione dei dati sensibili e dei sistemi legati alla bioeconomia

Negli ultimi decenni i settori legati alla biologia e biotecnologia hanno rilevato una crescita importante dovuta allo sviluppo di nuove tecnologie e alla maggiore sensibilità riguardo i temi di sostenibilità ambientale e di economia circolare. Si tratta di un ambito dove gli investimenti sono in costante aumento e, dove aumentano gli investimenti, aumentano i rischi: sono sempre più comuni, infatti, gli attacchi informatici. Proprio per questa ragione, è necessario proteggere il settore da nuovi pericoli.

 

Il valore del biotech. L’industria del biotech in Italia si è dimostrata particolarmente reattiva con uno dei primi mercati per volumi a livello europeo. Secondo i dati del 4° rapporto sulla Bioeconomia in Europa nel 2017 in Italia il settore ha occupato 2 milioni di addetti per un volume di 328 miliardi di valore della produzione. La dimensione biologica e biotecnologica dell’economia diviene dunque sempre più rilevante dal punto di vista quantitativo ma soprattutto qualitativo, con filoni di ricerca e di attività consolidati su: biomedica, bioinformatica, studio del genoma e gene editing, sistemi cyberfisici o phygital.

Digitalizzazione e bio-security. A questa dimensione economico-biologica in forte sviluppo è però necessario affiancare il fattore “digitalizzazione”. Ad oggi infatti la componente informatica permea sempre più in profondità le strategie e gli aspetti di business in ogni settore.  Se ciò per molte ragioni rappresenta un efficientamento dei tempi e delle modalità con le quali le imprese operano, è fondamentale anche considerare i rischi e gli aspetti di vulnerabilità che ne conseguono. Come afferma il rapporto Clusit 2019 sulla sicurezza ICT: “Nell’ultimo biennio il tasso di crescita del numero di attacchi informatici gravi è aumentato di 10 volte rispetto al precedente. Non solo, la Severity media di questi attacchi è contestualmente peggiorata, agendo da moltiplicatore dei danni”.

Per questo diviene sempre più centrale il ruolo della cyber-security, intesa come il processo di protezione e difesa dei sistemi informatici come smartphone, reti di telecomunicazione e pc da attacchi esterni o interni. Parallelamente, con l’emergere della bioeconomia in tutte le sue sfaccettature si sviluppa anche la bio-security, intesa come l’insieme delle misure, delle politiche e delle procedure utili a ridurre al minimo i rischi potenziali per l’ambiente e la salute umana derivanti dai prodotti delle moderne biotecnologie.

 

CyberBio-security. Lo svilupparsi della bioeconomia comporta però una nuova serie di rischi, ancora poco compresi lungo tutta la filiera di settore, che vanno oltre il dominio della singola bio-security o cyber-security. Rilevanti quelli relativi le informazioni contenute nelle banche dati bioinformatiche utilizzate dai laboratori per il trattamento di materiale biologico o biotecnologico, che possono riguardare dati sensibili o informazioni relative a nuove scoperte scientifiche, brevetti o ricerche. Ma anche nella catena di approvvigionamento e nei processi biologici dei big del settore farmaceutico e nutraceutico, dove una manomissione porterebbe gravi conseguenze su scala globale. Un’ulteriore frontiera, i cui rischi sono ancora poco analizzati, è quella della Sintesi genetica, che può essere utilizzata per sviluppare armi biologiche.
Bio-security e cyber-security, però, sono visti come settori distanti tra loro e gli specialisti non sono a conoscenza dei rispettivi ambiti e delle opportunità di collaborazione o sinergia.

È necessario, dunque, un cambio di paradigma nei nostri sistemi di sicurezza, che non pensi a cyber-security e bio-security come discipline separate ma che le combini nella cyberbio-security. Questa nuova disciplina viene definita come “una nuova iniziativa che comprende la cybersecurity, la cyber-physical security e la biosecurity applicate a sistemi che si basano su biologia e biomedicina” dai ricercatori della Virginia Polytechnic and State University che la hanno teorizzata nella pubblicazione “Cyberbiosecurity: An Emerging New Discipline to Help Safeguard the Bioeconomy”.

Per lo sviluppo di questa materia, in parallelo con l’evoluzione dei sistemi informatici e biotencologici, è fondamentale lo studio e la ricerca finalizzati alla prevenzione, alla valutazione degli impatti e alla definizione di misure idonee alla mitigazione dei danni di eventuali attacchi informatici su tutta la filiera della bioeconomia. È intuibile come ciò richieda una concertazione a livello di sistema tra enti pubblici e imprese private oltre che un’ottica e dei piani operativi di lungo termine a livello nazionale ed europeo.

 

Prospettive. La frontiera tra digitale e biologico è destinata nel tempo a divenire sempre più labile, già negli scorsi anni abbiamo avuto precedenti a dir poco fantascientifici come quello dei ricercatori dell’Università di Washington che sono riusciti a infettare un computer utilizzando un malware incorporato in una molecola genetica. Questa scoperta non è sul mercato ed è inoltre difficilmente riproducibile per questioni di costi e complessità ma, nonostante ciò, ci presenta un esempio di quello che la cyberbiosecurity potrebbe trovarsi ad affrontare in un futuro poi non così lontano.

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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