Big Data

Rivoluzione pubblicitaria, come valorizzeremo i nostri dati personali nel futuro

16 luglio 2019 | Scritto da Nicholas Chilese

E se la pubblicità fosse su misura, su base volontaria e ci pagassero per vederla? Con l’innovazione normativa e tecnologia c’è spazio per nuovi e più efficaci modelli pubblicitari

La pubblicità è una delle attività del marketing più odiata dai consumatori, ma allo stesso tempo è sempre più fondamentale per l’industria mondiale dell’informazione e funzionale per quella del commercio.
Anche questa attività, come da sempre quasi ogni aspetto della nostra quotidianità, è destinata a mutare secondo l’ordine imposto dall’evoluzione tecnologica. L’esplosione di internet a inizio anni 2000 e successivamente quella degli smartphone ha creato le condizioni per una prima forte rivoluzione nel mondo pubblicitario, quella dell’”online advertising”, un nuovo canale più economico e preciso che secondo l’Advertising Expenditure Forecasts di Zenith, rappresenterà il 52% della spesa pubblicitaria globale nel 2021.
Ma quanto sono davvero efficienti le odierne dinamiche pubblicitarie?

 

I limiti dell’Online advertising. Nonostante rappresenti un enorme passo avanti rispetto alla pubblicità tradizionale in termini di onerosità e possibilità di profilazione dell’utente, l’advertising online odierno presenta una serie di criticità che tendono a renderlo poco efficiente. Una tra tutte l’invasività degli annunci spesso molto numerosi, fattore che abbassa il tasso di interesse dell’utente e aumenta il tempo di caricamento delle pagine web appesantite da immagini, video e GIF pubblicitarie.
Non marginale, inoltre, il fenomeno del “malvertising” (“malicious” dannoso e “advertising” pubblicità) che consiste nella diffusione di virus informatici attraverso il posizionamento di annunci pubblicitari ingannevoli. Infine, il sistema stesso di pagamento incentiva il fenomeno dei contenuti clickbait o acchiappaclick, senza premiare adeguatamente i content creator.
Non è difficile comprendere, dunque, le motivazioni del fastidio che spesso percepiamo nei confronti della pubblicità su internet, ma quello di oggi è solo uno stadio iniziale della sua evoluzione. Il progetto alla spalle della criptovaluta BAT e quello nato dal nuovo regolamento europeo sulla privacy, Weople, promettono importanti cambianti nel segno di un sistema più efficiente ed efficace.

 

Brave: il motore di ricerca con la sua criptovaluta. Lo sviluppo e diffusione della tecnologia blockchain (che spieghiamo in questo articolo) ha ispirato a Brendan Eich, l’inventore di JavaScript e coufonder del progetto Mozilla, la realizzazione di Brave, un nuovo motore di ricerca con un proprio innovativo sistema pubblicitario basato sulla moneta BAT (basic attention token) una nuova criptovaluta che viene utilizzata per i pagamenti all’interno dello stesso . Il browser Brave ha innanzitutto incorporate alcune importanti caratteristiche di privacy, come una funzionalità interna in grado di bloccare le inserzioni pubblicitarie e l’anti tracking delle attività svolte online, che quindi non vengono tracciate.
Ma la vera novità sta nella possibilità, su base volontaria, di accedere al sistema “Brave rewards” che consente di guadagnare per la visualizzazione di annunci pubblicitari: si tratta di annunci non invasivi presentati separatamente dalle pagine web visitate e che mantengono privati i dati dell’utente. Il sistema consente di controllare la quantità di annunci mostrati consegnando all’utente il 70% del prezzo pagato dall’advertiser (colui che effettua la pubblicità) a Brave. È inoltre possibile sostenere in modo anonimo pagine web, riviste o in generale creatori di contenuti girando loro una parte dei propri BAT.
La criptovaluta BAT oggi è scambiabile con euro o altre valute attraverso i maggiori exchange con un cambio di circa €0,25 all’uno.

 

Weople, il sindacato degli utenti del web. Ma l’innovazione non è guidata solamente dalle nuove tecnologie: spesso è innescata dalla legislazione, quindi dalle novità nel campo del diritto. Questo è il caso di Weople, la prima “banca” per proteggere e recuperare valore dai propri dati personali,  fondata da Silvio Siliprandi poco dopo l’approvazione del Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR. Tra le diverse novità apportate dal GDPR, General Data Protection Regulation, vi è la “portabilità dei dati”, per la prima volta abbiamo il diritto di chiedere copia dei nostri dati alle aziende gestori di siti web e di rivedere le autorizzazioni concesse, ad esempio negando il consenso alla cessione dei dati a terzi.
La startup Weople, sulla base di questo elemento della nuova normativa, si propone come uno spazio dove depositare i propri dati e mantenerne il controllo. Potremmo definirla come una specie di “sindacato” dei navigatori del web che consente agli stessi di esercitare i diritti sanciti dal GDPR gratuitamente, interfacciandosi al posto loro con le aziende presenti in rete. Su delega dei propri utenti e applicando l’articolo 20 del GDPR, chiede ai giganti di internet e a tante altre aziende una copia dei dati digitali dell’utente e li deposita in un conto personale sempre accessibile al suo proprietario, che li può monitorare e modificare le concessioni date.
Ed è qui che arriva la possibilità per l’utente, sempre su base volontaria, di guadagnare dai dati presenti sul conto: Weople si propone anche come un portale di marketing diretto che, sulla base dei dati degli utenti, ma senza cederli a terzi, veicola in un’area dedicata messaggi pubblicitari molto mirati e quindi con più possibilità di essere interessanti per l’utente. Quello che le aziende pagheranno per pubblicizzarsi su Weople viene girato in una percentuale del 90% alle persone destinatarie degli annunci.

L’ecosistema BAT e Weople rappresentano una naturale evoluzione del mercato pubblicitario. Da un sistema intrusivo, in saturazione e fuori dal controllo degli utenti, ad un meccanismo di collaborazione tra utente e publisher (colui che pubblica gli annunci) mirato alla protezione ed eventualmente valorizzazione dei dati personali. Quali altre opportunità ci riserverà il futuro?

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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