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L’automazione industriale si trasforma: la formazione è la chiave del successo

18 settembre 2019 | Scritto da Thomas Ducato

L’Academy di Comau, azienda leader mondiale nel campo dell’automazione industriale, mette a disposizione le proprie competenze per realizzare programmi formativi rivolti a diversi target e fasce di età, preparando giovani, professionisti e manager al futuro

La quarta rivoluzione industriale porta con sé grandi potenzialità, ma anche alcuni rischi. In particolare, la grande preoccupazione è legata alla perdita di posti di lavoro, una paura vissuta già con le precedenti rivoluzioni tecnologiche. La storia ci insegna che queste trasformazioni non sono per forza negative: è necessario, però, modificare i modelli economici e lavorare su conoscenze e competenze fondamentali per il mondo del lavoro del futuro.


Lifelong learning e soft skills, la ricetta del successo
. Uno studio del Word Economic Forum del 2018 afferma che a fronte di 75 milioni di posti lavoro eliminati, altri 133 milioni ne verranno creati. Un saldo positivo, dunque, ma che rende necessario un cambio di paradigma: molti dei nuovi posti di lavoro saranno legati a professioni che oggi nemmeno esistono, titolo di studio e conoscenze acquisite in passato non saranno più sufficienti. Saranno fondamentali solide competenze umane e soprattutto curiosità e voglia di non smettere mai di imparare. In questo contesto, nell’orizzonte formativo italiano e internazionale, entra in gioco un nuovo attore che si candida per un ruolo da protagonista: l’azienda.

 

L’esempio di Comau. Comau, realtà leader mondiale nel campo dell’automazione industriale, crede fermamente in questo nuovo ruolo dell’azienda, che diventa parte attiva della costruzione del sapere. Per questa ragione, da sempre si è occupata dello sviluppo delle competenze dei propri dipendenti attraverso un’Academy che, negli ultimi anni, si è anche aperta al pubblico proponendo progetti formativi per diversi target.

Abbiamo intervistato Ezio Fregnan, Direttore della Comau Academy, a cui abbiamo chiesto di analizzare il settore dell’automazione industriale e soffermarsi sul valore della formazione.

 

Come si sta trasformando il settore dell’automazione industriale?

Il settore dell’automazione industriale sta cambiando, seguendo un percorso simile a quello che ha interessato i personal computer a partire dagli anni ’80: all’inizio per utilizzare il pc dovevi essere un esperto, servivano linguaggi e conoscenze non comuni a tutti. Con il tempo, però, questi strumenti sono diventati semplici e tutti, oggi, usano i computer.
L’automazione industriale vive un processo analogo, sta diventando facile. L’uso della tecnologia all’interno dei contesti industriali e non solo è sempre più semplice e, allo stesso tempo, garantisce prestazioni sempre migliori. Inoltre, il costo della tecnologia sta scendendo, rendendola accessibile. Questo offre numerose opportunità, consente di migliorare la qualità del lavoro, l’efficacia e l’efficienza della produzione.

 

Con queste trasformazioni, come cambiano le professionalità? Cosa cerca il mercato?

Come accaduto con la rivoluzione industriale questa trasformazione porta a un cambiamento anche nel mondo del lavoro. A noi di Comau piace sintetizzare questo cambio di professionalità con il termine “HUMANufacturing” (human manufacturing), che rappresenta anche la nostra visione: non siamo accecati dal miraggio tecnologico, ma poniamo sempre al centro l’uomo. Le tecnologie devono stare intorno a lui, cambiare il suo modo di lavorare. Le competenze più importanti sono quelle tecnologiche, per cogliere le opportunità che provengono dall’innovazione, ma a queste vanno associate quelle legate all’essere umano, la comprensione degli altri e dei loro bisogni, per far interagire uomo e macchina in modo proficuo e in piena sicurezza, come forse mai è avvenuto prima.  Le conoscenze tecnologiche sono importanti, ma cambiano in fretta in questo momento storico. Al contrario, alcune cosidette ‘soft skills’ sono e resteranno fondamentali.

 

In futuro sarà sempre più necessaria una formazione e costante e di qualità.
Come nasce il progetto della vostra Academy?

Da oltre 45 anni, e cioè a partire dalla fondazione di Comau, avvenuta nel 1973, la nostra Academy si occupa delle competenze dei lavoratori interni all’azienda, circa 9mila dipendenti nell’Italia e nel mondo. 5 anni fa abbiamo deciso di aprire le porte dell’Academy all’esterno, con attività formative rivolte a giovani talenti, professionisti, dirigenti, ma anche studenti e bambini. Un elemento che mi piace sottolineare è che le nostre attività vengono sempre realizzate in collaborazione con istituzioni o altri enti di formazione: crediamo molto nel valore di queste partnership, fondamentali per trarre il meglio non solo da noi stessi ma anche dalla ricchezza di università e professionisti.

 

Ci vuole raccontare alcune delle attività?

Per quelli che noi definiamo giovani talenti, sono ormai 7 anni che proponiamo insieme al Politecnico di Torino un master specialistico, di secondo livello, in “Manufacturing 4.0”, rivolto a ingegneri neolaureati, per dotarli delle competenze tecniche e manageriali da sfruttare nei contesti produttivi.
Sempre per questo target, abbiamo realizzato in collaborazione con l’università Cattolica di Milano un corso di laurea magistrale, “Innovation and Technology Management”, che si caratterizza per la sua natura interdisciplinare: i partecipanti sono ingegneri, fisici, psicologi, sociologi, antropologi, economisti, espressione di un approccio oggi fondamentale in azienda. Inoltre, sono 7 anni che proponiamo una Summer School internazionale, dal titolo “Project and People Management School”, che si svolge in Cina, Brasile,  Stati Uniti e Italia.

 

Per le aziende, invece?

In questo settore mi piace citare l’Executive Master in Manufacturing Automation and Digital Transformation, che si appresta a vivere a gennaio la terza edizione e le cui iscrizioni sono aperte. È un master destinato ai manager di azienda che vogliono acquisire o rafforzare competenze sulla gestione della trasformazione digitale e l’automazione del manufacturing. È un master internazionale, che si svolge in 3 diversi Paesi e della durata di 5 settimane, ognuna dedicata a un modulo specifico.

 

Dai Manager di azienda a studenti e bambini…

Fino a oggi l’attività per i più giovani ha coinvolto 15mila bambini e ragazzi, dalle elementari fino alle scuole superiori. Li abbiamo coinvolti attraverso un progetto che si chiama “e.DO Experience”: abbiamo realizzato un robot educativo, e.DO, e attorno a lui abbiamo costruito dei programmi formativi per permettere ai giovani di sviluppare non solo competenze di robotica ma anche per aiutarli ad apprendere le discipline STEM e acquisire quelle soft skills e cultura di impresa oggi fondamentali.
È un modo per innovare la didattica e arrivare a tutti gli studenti, diffondendo una nuova cultura del lavoro. A seguito di un innovativo percorso di studi professionale e dell’esame di abilitazione, conferiamo anche il “patentino della robotica”, una certificazione internazionale già ottenuta da oltre 6mila ragazzi. Attualmente il progetto, ideato da Comau, viene promosso ed erogato in collaborazione con Pearson.

Questa per noi è la parte più divertente, ma anche emozionante: vediamo gli occhi di questi giovani brillare quando escono dalle attività e dai nostri programmi.

 

Lavorare con persone e target così diversi è senza dubbio molto arricchente. Cosa avete appreso nel corso di queste esperienze con l’Academy?

La nostra Academy esiste non solo per formare e, attraverso l’attività didattica, promuovere anche un’azienda innovativa come Comau, ma anche per permetterci di imparare, attraverso una contaminazione positiva. Abbiamo imparato e stiamo imparando moltissimo, da ognuno dei programmi che abbiamo sviluppato e da tutti i partecipanti. Non è solo travaso di sapere, ma una costruzione comune di conoscenza.
I giovani, in particolare, non sono solo fruitori della formazione ma devono essere protagonisti dell’innovazione. Proprio per questa ragione, anche nel mio ultimo libro (scritto con Donatella Pinto e Giuseppe Scaratti ed edito da Pearson, ndr) parliamo di perimetro formativo: un perimetro che comprende “Giovani, università e aziende”, che è poi il titolo del volume. Solo insieme questi diversi attori possono creare le competenze del futuro.

 

Le aziende assumono dunque un nuovo ruolo anche in ambito formativo.

È indispensabile che le aziende si aprano all’esterno e svolgano un ruolo anche formativo: da un lato c’è un tema di responsabilità sociale, dall’altra una necessità di portare all’interno del proprio perimetro l’enorme potenziale di innovazione delle nuove generazioni.

 

Quali sono i vostri metodi formativi ed educativi?

Il nostro modello di apprendimento si basa su tre parti: il 25% di quello che sappiamo ci è stato insegnato, il 50% lo sappiamo fare grazie all’esperienza, il restante 25%, invece, arriva dalle relazioni, da modelli esterni o dalle interazioni e contaminazioni che abbiamo citato sopra. I programmi di Comau si basano su questo modello: l’approccio teorico è e deve essere solo una parte. Se la scuola e il sistema di formazione tradizione si concentrano di più sull’apprendimento di conoscenze attraverso l’insegnamento, noi vogliamo spingere anche sugli altri due aspetti, che pensiamo siano fondamentali per permettere alle persone, giovani in testa, di trovare in anticipo i loro talenti e puntare alla felicità professionale.

 

La vostra realtà opera in 14 Paesi. Quali sono le differenze nella preparazione e negli approcci? Quale vantaggio competitivo offrono le esperienze di formazione all’estero e aperte a partecipanti di diversi Paesi?

Ci sono caratteristiche, che fanno parte della natura e della cultura dei diversi Paesi, che dobbiamo apprendere e fare nostre: dagli americani, per esempio, dobbiamo apprendere la velocità e capacità di esecuzione, dai tedeschi la precisione e puntualità, dalla Cina la cultura del lavoro e della “fatica”, oltre all’attenzione alla forma e non solo al contenuto. Insomma, l’approccio multiculturale ci permette di apprendere il meglio da tutti e questo favorisce la crescita. È quello che chiedono i nostri clienti e i risultati si vedono.

 

Quale consiglio si sente di dare ai giovani e su quali percorsi di formazione crede valga la pena puntare per il futuro?

Per rispondere citerei una frase di Donatella Pinto, responsabile delle Risorse Umane di Comau: “Giovani, state attenti. Le aziende sono più interessate a chi siete rispetto a cosa sapete”.
Quello che mi sento di dire ai giovani è di frequentare con impegno il percorso di studi scelto. Un percorso che possibilmente contenga la componente tecnologica ma anche grande attenzione alla dimensione umanistica. Allo stesso tempo è fondamentale dedicare tempo ad esperienze in grado di compensare eventuali aspetti che nel corso di studi non possono essere affrontati. Le aziende non hanno bisogno di giovani chiusi nel proprio mondo ma di persone aperte sia alla dimensione tecnologica che a quella umana: cittadinanza attiva, sport, associazionismo sono tutte esperienze che possono aiutarli ad avere un’identità e una dimensione umana robusta e di spessore.

 

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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