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Blockchain e industria alimentare: destinate ad incontrarsi

9 maggio 2019 | Scritto da Nicholas Chilese

Dai primi progetti dei colossi Walmart e IBM al TuttoFood, fiera internazionale del B2B in ambito food & bavarage a Milano, la blockchain come soluzione per tracciare la filiera alimentare: approfondimento su benefici e ostacoli

L’industria alimentare sta vivendo una vera e propria rivoluzione tecnologica: droni, big data, sensori su macchine e campi, smart packaging e app a supporto delle decisioni logistico-amministrative. Un mercato quello dell’AgriFood in Italia che secondo le stime dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano vale oltre 100 milioni di euro.

In questo panorama mutevole dove si moltiplicano soluzioni per organizzare la produzione in un’ottica di annullamento degli sprechi e ottimizzazione dei tempi rimane poco diffusa la sperimentazione di nuove tecnologie per il tracciamento della filiera.

 

L’utilizzo della blockchain. Secondo l’Osservatorio AgriFood in Italia infatti le tecnologie di tracciamento sono “tradizionali” nel 55% dei casi e richiedono quindi ampio intervento umano, il quale può dare più facilmente adito ad errori o sviste. Nel 42% dei casi si assiste ad una gestione maggiormente digitale e automatica e soltanto nell’8% dei casi si rileva l’utilizzo di codici a barre, Rfid o sensori Iot e blockchain.

Eppure, le più grandi catene Retail e di distribuzione mondiali già da qualche anno sperimentano la blockchain nelle loro supply-chain.
A fine 2016 il colosso mondiale Walmart si è mosso con IBM per la realizzazione di un sistema di tracciamento delle carni sul mercato cinese. Nel 2018 il produttore di frutta Dole, Unilever, lo stesso Walmart e la svizzera Nestlè si sono uniti in forma consorziale per implementare la tecnologia blockchain attraverso le proprie supply chain in collaborazione con Big Blue. Anche Carrefour ha annunciato un importante piano di investimenti che verterà per buona parte nell’implementazione di sistemi blockchain per tracciare il 20% delle proprie referenze entro il 2019. Secondo Gartner, infine, entro il 2025 il 20% dei primi dieci retailer a livello globale utilizzerà sistemi blockchain per la sicurezza alimentare.

 

I vantaggi. Tale mobilitazione ha l’obiettivo di aumentare la tutela della salute del cliente e la quantità e trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima in sessanta milioni le persone che ogni anno si ammalano a livello globale a causa di cibi non idonei agli standard qualitativi. In Italia nel 2018 i NAS hanno sequestrato 14 milioni di prodotti in aziende, supermercati e ristoranti non conformi agli obblighi di legge. Inoltre negli Usa uno studio del Food Marketing Institute sostiene che il 75% dei consumatori non si fida di quanto riportato nelle etichette.

Una serie di questioni problematiche per le quali la blockchain può essere parte della soluzione.
Come approfondito in precedenti articoli del magazine questa tecnologia informatica è assimilabile ad un registro “distribuito” che, al contrario del classico sistema informatico di immagazzinamento dei dati su server centralizzati, consente la loro memorizzazione su un elevato numero di “peer” o “nodi” della rete rappresentati da singoli dispositivi connessi a Internet. Questa diversa metodologia di stipare informazioni consente alcuni vantaggi: innanzitutto il registro è pubblico, vi è perciò trasparenza delle informazioni ed in secondo luogo è immutabile, proprio perché la natura di database distribuito ne rende difficile la violazione, infine il sistema di tracciamento e trasmissione delle informazioni tramite blockchain è molto rapido.
Nella realtà delle filiere distributive le caratteristiche di questa tecnologia informatica risultano estremamente efficienti in caso di rintracciamento ad esempio, di un lotto contaminato. Con i metodi classici, secondo i test di Walmart, per tracciare una confezione dai frutteti dell’Ecuador ad un supermercato negli Stati Uniti sono stati necessari più di sei giorni, con il sistema blockchain per la medesima operazione sono bastati poco più di 2 secondi.
Secondo i dati rilevati da 76 imprese nel mondo esposti nella Blockchain Plaza di TuttoFood da Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio Agrifood, l’implementazione di sistemi digitali di tracciamento hanno portato a un aumento del 42% dell’efficienza dei processi di supply chain, un +38% in efficacia dei sistemi di tracciabilità e a un incremento dei ricavi del 14%.

 

Rischi e limiti. Ciò che però è doveroso sottolineare riguarda i difficili risvolti applicativi della blockchain e il limite rappresentato dall’off-chain.
In caso di applicazione diffusa, infatti, potrebbe risultare d’intralcio la necessaria definizione di standard di comunicazione in termini di formato e tipologia del dato, elemento tutt’altro che banale. In relazione ai limiti, inoltre, va citato il tema off-chain, legato alla verifica delle informazioni prima che vangano immesse nel sistema informatico. Ebbene, se colui che è responsabile dell’immissione di un’informazione in un determinato punto della filiera la manipolasse prima dell’inserimento ci troveremmo ad avere all’interno di un sistema rapido e trasparente un dato sbagliato. Il problema starebbe dunque tra ciò che avviene nella filiera e ciò che entra come informazione nel sistema blockchain.
Superare l’ostacolo “off-chain” diventa plausibile con l’utilizzo complementare di altre tecnologie come l’Iot, internet of things che si occupassero della rilevazione automatica dei dati e delle informazioni ove possibile.

In conclusione possiamo essere certi della bontà nell’utilizzo della blockchain in tema di tracciamento delle filiere, ma è opportuno sottolineare che perché vi sia una transazione tecnologica efficacie è necessaria una complementarietà nell’utilizzo delle nuove tecnologie e soprattutto di un ampio coinvolgimento non solo di tutta la catena del valore ma anche dei fornitori di servizi e della Pubblica Amministrazione in particolar modo.

In questo senso è intervenuto a TuttoFood nell’area “Blockchain Plaza” Gianmarco Centinaio, Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, che ha comunicato la volontà di istituire entro qualche mese un tavolo di lavoro interministeriale per coinvolgere tutti i portatori di interessi sul tema e sviluppare una programmazione a medio lungo termine in un’ottica sistemica.
Una pianificazione condivisa è indispensabile per rafforzare l’export italiano e combattere il fenomeno dell’italian sounding, la contraffazione dei prodotti Made in Italy, dal valore di 90 miliardi di euro a livello globale. Un valore enorme se si considera che l’ammontare delle esportazioni alimentari italiane nel 2018 è stato meno della metà, pari a 41,8 miliardi di euro (Istat).

Nicholas Chilese
Nicholas Chilese

Nicholas Chilese è appassionato di economia e innovazione, oltre che di sociologia e psicologia. Da due anni segue e collabora con una startup innovativa attiva nell’ambito dell’Equity Crowdfunding e da qualche mese si occupa di Digital Strategy a Milano in una società di consulenza e formazione.

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