Robotica e AI

Montagna e tecnologia: applicazioni per sicurezza e per divertimento

6 dicembre 2018 | Scritto da Cesare Venturoli

Dalla ricerca dei dispersi in alta montagna fino a un maestro virtuale di sci, ecco come le nuove tecnologie aiutano gli addetti ai lavori e gli amanti di montagna e sport invernali

Essere monitorati mentre si scia è sicuramente un modo per limitare e arginare qualunque tipo di rischio, sia per i professionisti che per gli amatori della neve. Certo, controllati va bene, “perseguitati” e addirittura minacciati, come successo a Marcel Hirscher a Madonna di Campiglio nel 2015, un po’ meno. L’austriaco, due volte oro olimpico (slalom gigante e combinata a Pyeongchang 2018), durante la gara di slalom gigante della Coppa del Mondo in Italia di tre anni fa, rischiò di essere colpito da un drone delle riprese televisive precipitato proprio durante la sua discesa.

Al di là del brutto episodio capitato a Hirscher, va detto che la tecnologia è spesso utilizzata per migliorare il livello di sicurezza degli amanti della montagna o per rendere la loro esperienza sulla neve più divertente e “istruttiva”.

La tecnologia al servizio della sicurezza. L’esperienza in alta quota può essere meravigliosa ma non bisogna dimenticarsi mai dei rischi che si corrono. I dati del 2017 in Italia ci dicono c’è stata una forte impennata rispetto all’anno precedente per quanto riguarda i decessi in ambienti impervi (+20%, per un valore assoluto di 485 persone che hanno perso la vita). Ci sono anche ovviamente tantissime storie a lieto fine, con oltre 8.800 persone soccorse e salvate grazie all’utilizzo di precauzioni ma anche di tecnologia applicata.

Un esempio di questa tecnologia è quello dei riflettori dell’azienda svedese Recco, strumenti utilizzati per la ricerca dei dispersi in montagna. Si tratta appunto di piccoli device wearable, ovvero indossabili in accessori come caschi, cinture, scarponi o altro tipo di protezioni. In sostanza, i ricercatori coprono l’area delle ricerche con le possibilità di individuare i dispersi notevolmente maggiore. I sensori sono passivi, non hanno bisogno di batterie e nemmeno di manutenzione né tantomeno di essere accesi o spenti, e sono in grado di riflettere il segnale di un radar armonico che riesce a individuarne la presenza in un raggio di 200 metri. Ma, soprattutto, i riflettori Recco impattano minimamente il prezzo degli accessori, con un aumento del costo finale di circa il 5%.

La stessa azienda svedese mette in commercio anche il sistema Recco Sar, variante applicata alla “pancia” degli elicotteri che permette una ricerca dei dispersi in montagna con una portata ancora più vasta. In Italia, questa tecnologia, è usata su tre elicotteri ad Aosta e quattro a Bolzano.

Sciare con l’intelligenza artificiale. La tecnologia in montagna può essere utile anche in situazione di divertimento e non solo per le emergenze. Anche lo sci, per esempio, sia inteso come sport a livello agonistico sia come passatempo, non è esente dall’applicazione delle nuove tecnologie. Se fino a qualche tempo fa mentre tornavate sulla cima con l’impianto di risalita, pronti per affrontare una nuova discesa, tiravate fuori lo smartphone per controllare o postare su Instagram, oggi, invece, potreste avere l’opportunità di migliorare la vostra tecnica grazie a commenti e indicazioni di Carv, il maestro di sci virtuale, dotato di intelligenza artificiale.

Carv è molto di più di un’app per registrare la velocità o la distanza percorsa sugli sci. Raccoglie e analizza più di cinquemila informazioni, e tutto in un tempo brevissimo: un secondo e mezzo, durata media di una curva. I suoi feedback sono precisissimi, è in grado di dire l’apertura massima degli sci, o quella minima, o in quale esatto momento della discesa avete portato la pressione su quale punto degli sci. Valutando l’oscillazione dello smartphone, Carv vi dirà se la posizione del busto è quella corretta. Sotto ciascun piede ci sono 48 sensori di pressione in grado di rilevare se il peso è in avanti o indietro, o con quale delicatezza ci si sposta da uno sci all’altro. Ma non solo, un chip sotto al tallone rileva l’angolatura, il ritmo o la simmetria delle curve. Tutto questo condito da correzioni live o da un semplice “Well done!” direttamente nei vostri auricolari.

Sci e big data. Carv non nasce sulle piste da sci, ma nella City londinese. Lì è stato messo a punto da Motion Metrics, startup dedita all’applicazione del machine learning e dell’intelligenza artificiale all’ambito finanziario. Il fondatore, Jamie Grant, mentre lavorava come stagista per Barclays Capital, ha cercato di usare l’apprendimento delle macchine per ottimizzare l’allocazione dei portafogli di investimento. Una volta entrato in contatto con codici e scienze statistiche, è rimasto intrigato dalla possibilità di usare i big data anche per monitorare sé stesso mentre sciava. A quel punto ha conosciuto Pruthvikar Reddy, l’altro dei creatori di Carv, il quale ha risposto a un suo annuncio. I primi prototipi erano dei semplici iPhone incollati agli sci: oggi Carv è un vero e proprio maestro di sci virtuale. Reddy, tra l’altro, non aveva mai sciato in vita sua. Chissà se è stato proprio questo a indirizzarli verso il prodotto finale.

Verso altre applicazioni. Carv è senza dubbio un valore aggiunto per gli sciatori di medio livello che vogliono migliorare velocemente grazie a un sistema che apprende, a sua volta, altrettanto velocemente. Ma ci sono tante altre possibili applicazioni della tecnologia di Carv: ciclismo, corsa, golf, ma anche il campo medico. I sensori sono già stati usati, in campo ortopedico, per raccogliere e ottenere dati oggettivi nel trattamento della scoliosi. Grant lo ha paragonato a Spotify per la capacità di comprendere e personalizzare il servizio a seconda del comportamento degli utenti.

Cesare Venturoli
Cesare Venturoli

Ambassador, Future Activist

Cesare Venturoli è Ambassador di Impactscool sin dall’inizio. Impactscool è per lui l’opportunità per studiare e confrontarsi con tutto ciò che riguarda l’innovazione e le nuove tecnologie.

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