Robotica e AI

NBA, la lega più spettacolare e tecnologica del mondo

30 ottobre 2018 | Scritto da Cesare Venturoli

È partita la stagione del basket USA, tra grandi stelle e, soprattutto, grandi innovazioni tecnologiche

NBA e innovazione. Il basket è da sempre uno degli sport più all’avanguardia per quanto riguarda l’innovazione e l’utilizzo della tecnologia. Basti pensare che è stata una delle prime discipline a introdurre l’instant replay, ovvero la possibilità per gli arbitri di rivedere le azioni direttamente a bordo campo, ben prima di altri sport in cui questa feature è comunque ampiamente diffusa come il rugby o, per ultimo, il calcio. In NBA, per fare un esempio, gli arbitri vanno a rivedere l’azione al tavolo dei commentatori, spettacolarizzando ancor di più uno dei campionati più belli da vedere fra tutti gli sport.

Proprio l’NBA, per la gioia di tutti gli appassionati della pallacanestro americana, è iniziata da qualche settimana. Tra le novità di quest’anno c’è l’installazione, in ognuna delle arene NBA, con un investimento non da poco, del sistema SportVU, un complesso di sei telecamere in grado di tracciare e analizzare ogni singolo tiro e ogni singola azione.

Le telecamere SportVU, sviluppate dalla statunitense STATS, leader mondiale della tecnologia applicata allo sport, riprendono 25 frame al secondo e inviano tutto ad appositi programmi di analisi dei dati. Il sistema di tracking dei giocatori di SportVU fornisce un flusso continuo di statistiche, “La nostra è una Lega guidata dai dati”, ha dichiarato Steve Hellmuth, executive vice president of media operations and technology dell’NBA, nel comunicato stampa che annunciava la partnership con STATS; ed è proprio vero. In questo caso siamo ben oltre le pettorine dotate di GPS che forniscono agli staff tecnici la frequenza cardiaca degli atleti, ma siamo di fronte a un’innovazione in grado di cambiare il modo in cui i dati vengono utilizzati, non solo nel basket ma anche negli altri sport, per monitorare le performance dei giocatori.

La forza dei numeri. Alla luce dei dati, ogni singolo gesto che viene realizzato in campo può essere analizzato da nuovi punti di vista. Prendiamo, ad esempio, il tiro da tre punti, che ormai è diventato un’arma vera e propria piuttosto che una semplice abilità. Anche ai più profani suonerà familiare il nome di Stephen Curry, stella dei Golden State Warriors che nella scorsa NBA ha realizzato, di media, 4.2 canestri da tre a partita su 9.8 tentativi. Un’ottima media, per quello che può essere considerato  il marchio di fabbrica di Curry e su cui ha il giocatore ha costruito una parte importante dei suoi successi personali (è stato eletto miglior giocatore della lega per due stagioni di fila, nel 2015 e nel 2016. I tentativi di tiro da tre, in generale, sono aumentati notevolmente nelle ultime stagioni. Questo gesto tecnico, in pratica, ha smesso di essere un tentativo, magari “disperato”, ed è diventato sempre più un modo di giocare. Grazie, anche, all’applicazione delle statistiche. Non si prova, si sa che quello specifico giocatore ogni certo numero di tiri fa canestro. Con la certezza dei numeri il gioco di tutta la squadra ruoterebbe anche intorno all’eventualità del tiro da lontano, e non soltanto al gioco collettivo e ai movimenti provati in allenamento. Questo, per dire che applicando i dati agli sport, anche gli sport stessi subiscono una variazione nella loro interpretazione.

Il modo di giocare, di allenare, di studiare gli avversari per preparare le partite sarà sempre più indirizzato e coadiuvato da supporti tecnologici, sia per quanto riguarda la raccolta che l’elaborazione dei numeri. A questo punto è necessario fare una considerazione su quello che può essere il ruolo dell’intelligenza artificiale. Si arriverà, un domani, ad avere già “confezionato” il lavoro che oggi realizzano gli allenatori e i loro staff? Chi può dirlo, certo è che non è difficile immaginare che l’intelligenza artificiale, incrociando i numeri di un giocatore in carriera o nella stagione o addirittura in tempo reale, sappia predire con quale percentuale il giocatore stesso reagirà ad una finta o passerà in una direzione piuttosto che in un’altra. Ecco che così, mentre ci si prepara ad affrontare un avversario, si avrà una maggiore certezza sul suo modo di giocare. Fantascienza? Ovviamente non è qualcosa che sta già succedendo oggi, ma non sembra nemmeno una possibilità così remota.

Un visore per i tiri liberi. Che gli sport siano sempre più guidati dalla tecnologia e indirizzati allo sviluppo di innovazioni specifiche per quegli sport non è un mistero. Restando in ambito basket, alcuni giocatori si allenano anche utilizzando la realtà virtuale. Certo, non è una novità assoluta: anche in Formula 1 si fa pratica, da anni, prima con il simulatore e poi in pista, ma in questo caso è un po’ diverso. La realtà virtuale permette al giocatore di immedesimarsi nel gesto tecnico, permettendogli di contestualizzare oltre che di allenare il movimento. Il caso più noto è quello di Ian Mahinmi dei Washington Wizards, che nella stagione 2016/17 si è esercitato nei tiri liberi con un visore. La sua precisione dalla lunetta, nelle settimane in cui ha usato la realtà virtuale, è stata maggiore rispetto alla sua media in carriera del 30%.

Si tratta, per il momento, di alcuni casi isolati: non tutti gli sport, infatti, utilizzano la tecnologia allo stesso modo e alcune federazioni, così come giocatori e allenatori, rimangono scettiche. È vero, però, che anche Quindi, perché non immaginare un futuro, forse neanche troppo lontano, in cui tutti i giocatori si allenano con il visore? Specie poi, in una competizione come l’NBA, dove il tempo per allenarsi durante la stagione, tra partite, recupero fisico e viaggi, è veramente pochissimo.

Cesare Venturoli
Cesare Venturoli

Ambassador, Future Activist

Cesare Venturoli è Ambassador di Impactscool sin dall’inizio. Impactscool è per lui l’opportunità per studiare e confrontarsi con tutto ciò che riguarda l’innovazione e le nuove tecnologie.

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