Scienza e Medicina

Scegliere chi curare in situazioni di emergenza: una questione etica

17 marzo 2020 | Scritto da Thomas Ducato

Un recente documento pubblicato dalla SIARTI per la gestione delle emergenze legate al Covid-19 ha accesso il dibattito e allarmato i cittadini: abbiamo analizzato la situazione con il bioeticista Marco Annoni

L’Italia vanta un sistema sanitario nazionale, pubblico, accessibile ed efficiente, tanto essere tra i primi nelle classifiche mondiali. Molto spesso ne sottovalutiamo il valore, abituati a quello che riteniamo essere uno standard minimo. Purtroppo, in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo, però, emerge tutta l’importanza delle cure e delle garanzie che in tal senso il nostro Paese può offrire.
Nel contesto attuale infatti, del tutto straordinaria, anche l’Italia si trova a dover affrontare scelte difficili che fortunatamente non siamo abituati a dover fare da molto tempo. Ecco perché il documento pubblicato dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, SIAARTI, dedicato alle modalità di assegnazione dei trattamenti intensivi in casi di emergenza, è arrivato come un fulmine a ciel sereno per molti italiani e, oltre ad allarmare, ha sollevato un acceso dibattito. Il documento infatti stabilisce una serie di linee guida sulla scelta dei pazienti che risultano i migliori candidati per le cure in terapia intensiva che non possono, purtroppo, essere offerte a tutti a causa di un’insufficienza di risorse. Abbiamo provato a fare chiarezza con Marco Annoni, bioeticista, responsabile della supervisione etica di Fondazione Umberto Veronesi e ricercatore presso il Consiglio nazionale delle Ricerche.

 

Come funziona la cura in situazioni di emergenza. “Il contesto italiano è, almeno in parte, responsabile della percezione di novità di questa situazione – ci ha spiegato Annoni -. Questo avviene perché abbiamo un Sistema sanitario nazionale che ci spinge a concepire le cure come qualcosa di “dovuto”, con strutture precise e all’avanguardia pronte ad accoglierci in caso di bisogno. In altri Paesi le persone non hanno questa stessa nostra fortuna: per loro le cure più avanzate si concentrano solo in occasione di situazioni straordinarie come emergenze, epidemie, guerre e disastri naturali, grazie agli aiuti internazionali”.
In queste situazioni, però, i medici non possono garantire a tutti le cure e sono abituati a fare delle scelte: seguono il cosiddetto triage, un sistema utilizzato per selezionare i soggetti da curare assegnando loro un ordine di priorità sulla base di diversi indicatori. Per esempio, se al Pronto soccorso siete classificati un codice bianco il vostro caso viene considerato non urgente e affrontato dopo un codice rosso. Ma in caso di emergenze o catastrofi il tipo di scelta è molto più difficile e può interessare anche la vita stessa del paziente. “Sul tema – racconta Annoni – c’è molta letteratura internazionale, sganciata dall’attualità. In questo caso, le linee guida derivano dall’ambito della cosiddetta “medicina delle catastrofi”, quelle situazioni in cui occorre prestare la cura ma è impossibile fisicamente farlo contemporaneamente per tutte le persone che ne avrebbero necessità. Pensiamo a un terremoto, nel quale ci sono migliaia di persone che hanno bisogno di soccorso nello stesso momento, ma il numero di soccorritori, strutture e risorse sono limitate. In questi scenari occorre applicare una pianificazione delle cure, non si può lasciare alle persone e alle loro sensazioni l’allocazione di risorse scarse e tempo. Per stabilire queste linee guida occorrono studi empirici che confermino l’efficacia di una strategia rispetto a un’altra, ma anche una riflessione di tipo morale che suggerisca, a parità di condizioni, a chi assegnare la priorità”.

 

L’attualità italiana e il documento della SIAARTI. A portare in prima pagina la questione in Italia ci ha pensato la SIAARTI, pubblicando il documento “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra risorse disponibili”.

“Questo documento ha creato diverse polemiche perché, appellandosi alla letteratura a cui facevo riferimento sopra, la società avanza 15 raccomandazioni. Il punto più controverso è che in queste raccomandazioni la SIAARTI sostiene che, nel caso di situazione estrema, potrebbe essere corretto porre dei limiti di età nell’assegnazione delle risorse disponibili. Questo significa che, nel caso in cui i posti in terapia intensiva fossero in esaurimento, potrebbe essere preclusa la possibilità di cura a persone anziane, indipendentemente dalla presenza di altri pazienti che necessitano di assistenza, presumendo che a breve potrebbe arrivare un’altra persona a cui attribuire le stesse risorse con maggiori probabilità di sopravvivenza. Adottare queste direttive – prosegue Annoni – significa di fatto applicare un criterio che esclude a priori una certa quota della popolazione dal ricevere delle cure, una decisione molto difficile da prendere e che deve essere adeguatamente giustificata a livello bioetico e secondo criteri rigorosi di valutazione delle evidenze scientifiche disponibili”.

 

Non siamo ancora a questo punto. Il documento ha causato anche una certa preoccupazione, visto il tempismo con cui è stato pubblicato. “Occorre specificare – sottolinea Annoni – che le raccomandazioni contenute nel documento non sono ancora da applicare, non viviamo ancora una condizione di catastrofe tale da costringere gli operatori a mettere in pratica queste raccomandazioni. Il sistema è in affanno ma regge. Il documento cerca di fare un passo avanti e suggerisce alcune pratiche da adottare nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare a tal punto da portarci in questo stato. Non vi è però nessun obbligo e sono convinto che in molti non condividano alcuni passaggi del documento”.

Probabilmente queste direttive, dunque, avrebbero necessitato di una riflessione più approfondita e se fossero state comunicate in un contesto differente, non caratterizzato da ansia e preoccupazione, forse sarebbero state accolte in modo diverso. “Sicuramente- prosegue Annoni – la mancanza di visione a lungo termine rappresenta la vera criticità del modello attuale con il quale pensiamo alle conseguenze etiche delle innovazioni tecnologiche e scientifiche. Reagiamo semplicemente in emergenza, essendo politicamente e socialmente sempre attirati a discutere questioni che hanno un lasso di tempo brevissimo non riusciamo mai a programmare in anticipo. Inoltre, non investiamo risorse ed energie nella divulgazione scientifica, per garantire ai cittadini comprensione e consapevolezza e consentire loro di partecipare in maniera davvero attiva a un processo di deliberazione morale di questo tipo.”.

C’è chi, però, lavora e studia questi temi sempre, indipendentemente dall’attualità. “La Fondazione Veronesi – conclude Annoni – ha un Comitato Etico che realizza periodicamente dei documenti per aiutare a chiarire le argomentazioni e favorire un migliore dibattito pubblico”.

L’emergenza del nuovo Coronavirus ci ha posto di fronte a una sfida sanitaria, economica e sociale, ma ha portato alla luce anche problemi etici urgenti e rilevanti. Ma sono tante le questioni del settore salute che dovremmo affrontare nel prossimo futuro: dall’invecchiamento della popolazione all’utilizzo di tecnologie in medicina, fino all’editing genetico per la cura o il “potenziamento” degli individui. Questi temi, indipendentemente dal progresso tecnico e scientifico, non possono prescindere da una discussione etica e morale approfondita e puntuale.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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