Città e Trasporti

Soluzioni green tech per gli edifici: rendere intelligente il consumo di energia

21 gennaio 2020 | Scritto da Thomas Ducato

Enerbrain sta portando nel mondo un sistema tecnologico poco invasivo per migliora le performance finanziarie, il comfort degli edifici e la sostenibilità ambientale

L’inquinamento atmosferico continua a mietere vittime e recenti studi hanno dimostrato che vivere a lungo in una città con alti livelli di polveri sottili o una dalla bassa qualità dell’aria ha serie conseguenze a lungo termine sulla salute del nostro corpo. Se, da un lato, sono molte le iniziative sul piano della mobilità, per limitare la circolazione delle auto e favorire l’utilizzo e la diffusione di veicoli elettrici, è più complesso intervenire direttamente sugli edifici. Questi, però, hanno un impatto molto forte sia in termini di consumi di energia sia per quanto riguarda le emissioni.
Enerbrain, azienda italiana nata a Torino nel 2015, ha sviluppato una soluzione tecnologica e poco invasiva per migliora le performance finanziarie, il comfort degli edifici e la sostenibilità ambientale.

La qualità dell’aria nel nostro Paese non è delle migliori, tutt’altro: in Italia la cattiva qualità dell’aria causa più di 80mila morti l’anno, uno dei valori più alti di tutta l’Europa. Le zone con una maggiore presenza di polveri sottili sono le zone della Pianura Padana – in particolare intorno a Milano e fra Venezia e Padova -, poi Napoli e Taranto.
Anche Torino figura tra i centri più inquinati del Paese: proprio nel capoluogo piemontese è nata Enerbrain, una realtà che sta portando il valore dell’innovazione made in Italy nel mondo.

Ne abbiamo parlato con Giuseppe Giordano, Co-fondatore e CEO di Enerbrain.

 

Voi vi occupate di ottimizzare i consumi degli edifici. Qual è il loro impatto ambientale?

Gli edifici consumano circa il 40% dell’energia mondiale e rilasciano emissioni per circa il 36% del totale. Numeri molto alti: gli indicatori, però, ci dicono che il 30% di questa energia prodotta di fatto è sprecata. È un paradosso: da un lato grandissimi consumi e impatti, dall’altra uno spreco costante e spazi non sempre confortevoli per chi li frequenta. Nasce proprio da qui il progetto di Enerbrain.

 

Quando è nata la vostra realtà?

È nata a Torino nel 2015 su iniziativa di quattro persone, tutte con background diversi ma accomunate dal settore in cui operavano, quello dell’energia. Io, in particolare, ero impegnato in Texas su un progetto di monitoraggio energetico mentre Marco , che possiamo definire un po’ il papà dell’idea, stava lavorando sull’ottimizzazione dei consumi della caldaia di casa: si era reso conto che la manopola di mandata era un parametro fisso. Ha scoperto che attraverso un calcolo poteva modulare e regolare la potenza per garantire un comfort costante.

 

Cosa cambia rispetto all’approccio tradizionale?

Il termostato accende o spegne la caldaia, non ne regola l’intensità. Il nostro approccio si è rivelato molto interessante per l’uso domestico ma ancora più impattante per edifici di grandi dimensioni, in cui diversi livelli di occupazione e i diversi momenti della giornata possono modificare in modo importante le condizioni all’interno di uno spazio.

 

Come siete partiti?

Siamo andati direttamente nell’edificio più grande che potevamo raggiungere in quel momento, il Lingotto di Torino, un ex stabilimento FIAT, oggi centro commerciale di 30mila metri quadri. Abbiamo proposto uno studio con un progetto pilota, raccolto un primo round di investimento e con questi soldi abbiamo creato il prototipo. Lo abbiamo installato e abbiamo firmato con questo primo cliente un contratto a performance: tutti i risparmi generati dall’ottimizzazione dei consumi venivano condivisi con noi. La formula ha funzionato: siamo stati in grado di portare un risparmio di circa il 30% della bolletta, ma soprattutto abbiamo portato a un miglioramento del comfort ambientale. Un aspetto, questo, che si riflette anche sui guadagni.

 

In che modo?

Se una persona non sta bene in un luogo tende ad andarsene prima: per esempio se al ristorante abbiamo freddo probabilmente andremo via senza mangiare il dolce. Gli studi del settore ci dicono che se un cliente resta un’ora in un centro commerciale spende 100, se ci resta due ore 230: il tempo di permanenza è più che proporzionale alla spesa.

 

Chi sono quindi i vostri clienti?

I nostri clienti a oggi sono da un lato la pubblica amministrazione, una fetta importante del patrimonio immobiliare delle città con anche una grande affluenza di persone, e dall’altra i privati, dai centri commerciali ai musei, dagli uffici ai teatri, da complessi ospedalieri fino a luoghi per eventi. Il nostro approccio, coperto da brevetto, consente in poche ore di integrare il sistema a un qualunque impianto esistente.

 

Come si interviene sugli impianti?

Ci sono molti modi per rendere un edificio più efficiente, ma questi prevedono la chiusura degli spazi per settimane o mesi e investimenti importanti. Enerbrain, invece, porta un intervento sul piano della regolazione, è un anello debole su cui è relativamente semplice intervenire. Per dare un’idea della velocità e facilità di installazione, per il Comune di Torino abbiamo applicato il nostro sistema in 89 edifici in appena 20 giorni lavorativi, senza aver nemmeno mai visitato prima la maggior parte degli spazi.
Questo dimostra anche la scalabilità del progetto e la possibilità di portare un impatto importante.

 

Come avviene l’installazione?

Posizioniamo i nostri sensori ambientali alimentati a batteria e non necessitando di particolari configurazioni. Poi installiamo le nostre centraline sull’impianto termico, a bordo macchina, consentendo di governare la macchina da remoto. Il principio è semplice: rendiamo IoT impianti che non lo sono.

 

Qual è quindi l’apporto delle tecnologie emergenti?

Il nostro sistema permette di creare un modello predittivo grazie all’intelligenza artificiale e l’internet of things. I sensori ci danno un quadro delle situazioni ambientali in tempo reale, misurando la qualità dell’aria, la temperatura e il comfort. Questi dati vengono integrati in cloud ad altre informazioni come i consumi di energia giornalieri, le previsioni meteo, il numero di persone stimate all’interno dell’edificio ed estraggono dei pattern. Per esempio, il sistema si chiede: “cosa succede nella zona ristorante del centro commerciale il lunedì? E come cambia rispetto al week end?”. Il modello impara sulla base dell’esperienza e conoscendo le caratteristiche dell’edificio (come il tempo che impiega a raggiungere una certa temperatura – ndr) è in grado di governarlo in modo proattivo: invece di reagire a delle condizioni che si verificano, l’edificio le anticipa.     

 

C’è molta sensibilità oggi sul tema ambientale. Ha portato benefici alla vostra attività?

Il 2019 è stato un anno in cui il tema ambientale è stato centrale. Questo ha avuto conseguenze anche sulla nostra realtà, quest’anno abbiamo avuto anche diversi riconoscimenti e la percezione dell’opinione pubblica sull’argomento ha sicuramente contribuito.
Sul piano dei clienti, la sensibilità al tema ambientale forse non per tutti è il primo fattore per cui si rivolgono a noi, ma le aziende hanno anche un interesse specifico a comunicare quanto fatto per il pianeta. Da questa consapevolezza sono nati anche alcuni progetti di education.

 

Di che tipo?

In alcune scuole del Comune di Torino, oltre a installare la tecnologia, abbiamo fatto diverse attività di sensibilizzazione per raccontare qual il nostro contributo e cosa accade all’interno degli edifici in cui opera la nostra tecnologia. Quando ci sono dei temi così grandi è importante far capire alle persone cosa possono fare, dare loro una percezione delle conseguenze.

Le nostre attività a Torino hanno prodotto un beneficio pari a quello portato dalla piantumazione di 100mila alberi, in una città che ne conta 110mila. Quasi un raddoppio.
Immagina l’impatto se questo venisse fatto in tutte le città del mondo.

 

A proposito, dove operate?

Operiamo in una decina di Paesi da quattro diverse sedi. Abbiamo uffici a Torino, Barcellona, Tokyo e uno in apertura Dubai. La sfida è la stessa in tutto il mondo.
Il team oggi è in fase di ampliamento, siamo un gruppo interdisciplinare arrivato a 45 elementi ma non ci vogliamo fermare. Una cosa che mi piace sottolineare che nel settore siamo diventati un piccolo rappresentante del Made in Italy e del suo valore.

  

Cosa aspettarsi per il futuro del settore?

Le città sono cambiate molto negli ultimi anni e continueranno a cambiare. C’è bisogno di tecnologia e di far parlare i diversi operatori del settore energetico, al fine di offrire maggiori servizi alle persone.
È bello lavorare nell’ambito green tech, ci si sveglia la mattina sapendo che stai facendo qualcosa che ha un impatto positivo, per la vita dei cittadini ma soprattutto per il Pianeta.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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