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Dipendenze digitali: quando il like diventa una “droga”

4 gennaio 2019 | Scritto da Chiara Boni

Le notifiche dei social network creano dipendenza quanto gli oppiacei e continua ad aumentare il numero di ore che passiamo incollati ai nostri smartphone: dobbiamo correre ai ripari?

I dati ci dicono che nel 2007, nel mondo occidentale, una persona passava in media 18 minuti al telefono ogni giorno. Oggi, le ore che trascorriamo con i nostri smartphone in mano sono almeno 4, un numero che aumenta fino a 6 nel caso delle fasce della popolazione più giovane.

Che la tecnologia abbia migliorato tanti aspetti della nostra vita quotidiana è ormai dato per scontato; ma qual è il prezzo da pagare se non riusciamo a rinunciare a un solo istante di connessione web? L’uso, e l’abuso, degli smartphone avrebbe infatti effetti simili a quelli provocati dalle sostanze stupefacenti, come gli oppiacei, come riporta uno studio pubblicato da NeuroRegulation. “La dipendenza dall’uso di smartphone inizia a formare connessioni neurologiche nel cervello in modo simile a quelle che si sviluppano in coloro che acquisiscono una dipendenza da farmaci oppioidi per alleviare il dolore”, ha spiegato uno degli autori della ricerca, Erik Peper, professore di Educazione alla salute presso l’Università di San Francisco.

Proprio al tema della dipendenza, dalle sue forme più “tradizionali” fino ai nuovi aspetti che coinvolgono la popolazione, è stato dedicato il convegno Addictus, organizzato il 14 dicembre scorso a Verona dall’associazione CLAD Onlus e da Medicina delle Dipendenze di AOUI Verona.

I meccanismi della dipendenza. “Anche se le dipendenze da sostanze stupefacenti riguardano solo una piccola percentuale della popolazione, tutti noi abbiamo nel nostro cervello i meccanismi della dipendenza:” – ci ha spiegato Cristiano Chiamulera, professore di Farmacologia all’Università di Verona e tra i relatori dell’evento. – “sono quelli che agiscono sul piacere, sulla gratificazione, perché in un certo senso dobbiamo essere dipendenti dalle cose che ci garantiscono un vantaggio evoluzionistico, come mangiare, bere, creare relazioni. Le droghe stimolano questi meccanismi in modo anormale, non fisiologico, e questo comporta un’alterazione dei meccanismi: è da qui che nasce il problema.”

Dipendenza e tecnologia. Qual è, allora, il nesso con l’uso eccessivo della tecnologia? Come e perché la nostra deriva verso un mondo sempre più digitale è diventata problematica?

“Le droghe – prosegue Chiamulera – sono sostanze chimiche che nel nostro cervello imitano, mutuandoli, i meccanismi del piacere. Ma anche altri comportamenti particolarmente gratificanti possono agganciare questi meccanismi inducendo delle gratificazioni che possono essere più forti di quelle del piacere naturale.

Per fare un esempio, è abbastanza difficile che, camminando per strada, si ricevano apprezzamenti sul proprio conto da parte delle persone che si incontrano. Ma su Facebook o Instagram si possono ricevere tantissimi “like” in pochi minuti: questa è una gratificazione molto forte, che fa aumentare i livelli di quelle sostanze chimiche nel nostro cervello che si stimolano con il piacere naturale, ma sono anche quelle che si stimolano con la droga. In questo senso, tra il mondo digitale e gli effetti delle sostanze stupefacenti c’è una comunanza di meccanismi, di potenza e di immediatezza. Una cosa che piace così tanto ti “aggancia” il cervello in una dipendenza, al punto tale che non sei più libero. Non sei più libero dalla sostanza, o dai like, al punto che preferisci quei cento like alla carezza di un altro essere umano.”

A rendere gli smartphone e i suoi alleati più potenti, i social network, uno strumento potente quanto pericoloso è proprio l’azzeramento dei tempi tipico dei digital devices: “La gratificazione tramite social è immediata e a costo zero, non è impegnativa, basta fare poco o niente per ottenerla.”

Soluzioni e prospettive. Soluzioni al problema, per il momento, non sono semplici da individuare: “Il divieto, in ogni caso, non serve.” – ribadisce Chiamulera – “Volendo essere ottimisti, credo che la società finirà per autoregolarsi, come ha sempre fatto nel momento in cui vede un problema emergere. Certo è che bisogna prestare attenzione perché il problema delle dipendenze digitali rischia di essere più grosso di quello dalle sostanze: le dipendenze da droghe non coinvolgono la maggior parte della popolazione, ma i dati sulle ore che passiamo quotidianamente al telefono sono preoccupanti.”

Chiara Boni
Chiara Boni

Chiara Boni è Content Creator per Impactscool. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è giornalista per la testata locale Pantheon Verona Network, per cui si occupa di intraprendenza femminile e attualità.

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