Future Society

La “sfida sentimentale” dei sex robot

18 gennaio 2019 | Scritto da Chiara Boni

L’arrivo sul mercato dei sex robot è destinato a modificare, o forse reinventare, il rapporto uomo-macchina: ne ha parlato, al netto di tabù e semplificazioni, Maurizio Belistreri, in Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine.

Già presente a Barcellona e Mosca, LumiDolls, l’ormai celebre marchio di sex dolls, da pochi mesi ha aperto una delle sue “case per appuntamenti” anche a Torino. Con grande clamore della critica nostrana, queste bambole tecnologiche sembrano aver avuto un discreto successo dalle nostre parti, considerando che alcune fonti danno il centro di Torino in overbooking fino al 2020.

Se lo sviluppo tecnologico e scientifico è destinato a rivoluzionare la nostra società, la sessualità umana non può certo sottrarsi: sex robot, sexy robot, robot per il sesso, macchine pensate per sostituire gli umani, anche a letto. Si tratta solo di un’innovazione osé fine a sé stessa o si sta delineando, invece, la nuova frontiera del sesso?

Ne ha parlato approfonditamente Maurizio Balistreri, ricercatore di Filosofia morale all’Università di Torino, nel suo ultimo libro, Sex Robot. L’amore al tempo delle macchine, edito da Fandango. Tutte le sfumature, a cominciare da quelle etiche e morali, del sesso del futuro sono delineate con precisione dall’autore in questo saggio, senza tabù e con molte domande scomode: cosa ne sarà dell’amore se le nostre relazioni sessuali si consumeranno con una macchina? Cosa avverrà al mondo del sesso a pagamento e della pornografia? I sex robot aumenteranno o diminuiranno la violenza sessuale?

Abbiamo incontrato l’autore durante la presentazione del suo libro a Verona, pochi giorni fa: abbiamo cercato di chiarire con lui alcuni dubbi riguardo questo mondo per i più ancora oscuro ma che promette di far parlare di sé sempre più spesso.

 

Pochi mesi fa ha creato grande scandalo l’apertura di una “casa per appuntamenti” con sex doll a Torino, la prima del genere in Italia. Secondo lei è questo il futuro del sesso a pagamento?

È difficile capire se i sex robot, ovvero le bambole di silicone di ultima generazione iper-tecnologiche, saranno l’alternativa alla prostituzione; certamente cambieranno lo scenario: ci saranno, ci sono già in effetti, persone che avranno voglia di fare sesso con le bambole, che anzi, le preferiranno a persone in carne ed ossa, e questo potrebbe ridurre o limitare la prostituzione di esseri umani.

Quindi secondo lei c’è anche un elemento di vera e propria sostituzione e non solo di “miglioramento” delle condizioni attuali della prostituzione?

Proprio perché più tecnologiche, le bambole di ultima generazione potranno offrire dei servizi e delle condizioni che gli esseri umani non possono soddisfare. C’è chi per esempio ha voglia di fare sesso con una bambola perché in questo modo ha la possibilità di compiere dei gesti che con un essere umano non potrebbe compiere: sto pensando a situazioni di violenza fisica e sessuale, per esempio. Secondo qualcuno questo potrebbe diventare un metodo efficace per ridurre le violenze sugli esseri umani.

Alcuni esperti mettono in guardia da un uso eccessivo dei social network, perché renderebbe le generazioni più giovani quasi anaffettive, meno propense al contatto fisico. Quale saranno allora le conseguenze dell’arrivo dei sex robot in quest’ottica?

Bisogna fare attenzione, ma le tecnologie hanno in loro una promessa di liberazione importante; ci permettono di migliorare la nostra qualità della vita, senza necessariamente compromettere la nostra socializzazione, la nostra capacità di vivere con altre persone. Io credo che anche i sex robot potranno avere benefici importanti senza compromettere la nostra relazione con l’altro, soprattutto perché i sex robot per il momento non sono altro che giocattoli del sesso, possono essere utilizzati dai singoli ma anche all’interno di una relazione di coppia. Non parlerei di un’incompatibilità tra i sex robot e le relazioni sociali.

A che punto è il dialogo a questo proposito in Italia rispetto al resto del mondo?

Secondo me partiamo da una posizione sfortunata rispetto ad altri Paesi, sicuramente una certa tradizione culturale e religiosa non favorisce una riflessione più libera sulle nuove tecnologie e quindi c’è un’arretratezza molto forte, non solo riguardo alla robotica in questo settore, ma più in generale sui temi legati allo sviluppo tecnologico. Penso sia utile confrontarsi con la riflessione che si sta portando avanti in altri Paesi, perché questo permette alle nuove generazioni di studenti di sentirsi parte di una comunità più larga, più avanzata, più internazionale.

Chiara Boni
Chiara Boni

Chiara Boni è Content Creator per Impactscool. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è giornalista per la testata locale Pantheon Verona Network, per cui si occupa di intraprendenza femminile e attualità.

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