Future Society

Trasformazione del mondo del lavoro: quali armi per costruire il successo?

1 luglio 2019 | Scritto da Thomas Ducato

Soft skill e lifelong learning saranno due componenti fondamentali per il lavoro del futuro. Alcuni consigli per affrontare il cambiamento sono un ritorno al passato e ci arrivano da una serie di volumi, usciti negli Stati Uniti già qualche anno fa

Conoscenze tecniche, competenze umane e personali e tanta, tanta formazione, continua e di qualità. Sono queste le armi fondamentali per affrontare il lavoro del futuro: lo dicono recenti studi, personalità illustri del business e del mondo accademico e c’è chi lo sosteneva già nella prima metà del secolo scorso: il pensiero di Dale Carnegie, scrittore e formatore statunitense morto nel 1955, è ancora oggi così attuale che Bompiani ha da poco pubblicato anche in Italia sei libri dell’autore che erano disponibili sono negli Stati Uniti.

Nel mondo del lavoro del futuro robotica, smart vehicles, macchine ad apprendimento autonomo e intelligenza artificiale saranno parte della nostra quotidianità, se il mondo del lavoro cambia, anche noi dovremo cambiare e la formazione gioca un ruolo fondamentale in questo senso.

 

I sei nuovi libri di Dale Carnegie fanno parte di una collana di 10 titoli che si completerà nel 2020, intitolata “Costruisci il tuo successo”. I volumi, tradotti in italiano e adattati nel linguaggio, affrontano diversi temi che spaziano dalla leadership alla carriera, dalla comunicazione alle relazioni. I libri rappresentano un chiaro esempio della sinergia virtuosa che si è creata tra editore e la società di formazione Dale Carnegie Italia, che ha concretizzato un legame solido fra la tradizione scritta di Carnegie e quella orale portata avanti con i corsi per aziende e professionisti. Ad attualizzare ulteriormente i volumi c’è la postfazione, in cui in ognuno dei sei libri è stata inserita un’intervista sul tema trattato, realizzata con due master trainer Dale Carnegie Italia: Sergio Borra e Pilar Chaparro.

Abbiamo intervistato Francesca Macciocchi, trainer e Marketing Coordinator di Dale Carnegie Italia, che ha curato la revisione delle traduzioni, affinché il linguaggio divulgativo fosse il più coerente possibile con quello dell’esperienza in aula. Con lei abbiamo parlato di skill, mondo del lavoro e formazione continua.

 

Perché gli insegnamenti di Dale Carnegie contenuti in questi libri sono ancora attuali?

I libri nascono da alcuni scritti originali di Dale Carnegie, contestualizzati nella nostra realtà. Fino a pochi mesi fa, però, non erano disponibili in Italia: Bompiani, la casa editrice che sin dagli anni Trenta pubblica Carnegie in Italia e con cui da tempo collaboriamo, li ha notati e ha deciso di tradurli anche qui, considerato l’interesse verso l’autore. Questi libri sono particolarmente focalizzati sulla carriera, le soft skill e, più in generale, il mondo del lavoro: proprio per questo sono inseriti in questa collana intitolata “Costruisci il tuo successo”. C’è stato, inoltre, un grosso lavoro di traduzione e adattamento: l’obiettivo è rendere gli spunti teorici molto legati alla realtà, a casi specifici di aziende e professionisti. Ci teniamo molto che questi volumi siano coerenti, dal punto di vista di contenuti e linguaggio, con l’attività che proponiamo sul piano della formazione. È incredibile come i libri siano ricchi di spunti attuali, argomenti di cui Dale Carnegie non poteva sapere nulla ma di cui si è occupato, anche se indirettamente, già nella prima metà del secolo scorso: dalla multiculturalità alla comunicazione multimediale.

 

Comunicazione, empatia, leadership e problem solving: quali skill sono importanti nel mondo del lavoro?

Nei libri ma più in generale nella sua visione, Dale Carnegie si concentra sul lato umano del business. Oggi molto spesso questi aspetti vengono tralasciati, ma in realtà sono competenze molto semplici e che dovrebbero essere alla base di qualunque gruppo. Spesso, quando si entra nel mondo professionale, erroneamente si pensa che gli ambiti economico-finanziari debbano essere sopra a tutto il resto e le risorse umane vengono utilizzate più come pedine che come persone. I libri sono arrivati in un momento particolare: quando è iniziata la trasformazione digitale il distacco dalle relazioni faccia a faccia è stato particolarmente forte. Oggi, però, le aziende stanno entrando in una nuova era e queste skill stanno trovando di nuovo un posto di rilievo. Anche il World Economic Forum ha inserito alcune caratteristiche personali tra quelle più ricercate dalle aziende, accanto a quelle di tipo tecnico: capacità di lavorare in team, intelligenza emotiva, empatia, leadership, capacità di prendere decisioni, flessibilità, sono tutte skill fondamentali per affrontare le sfide imposte dal mercato in un momento di grande cambiamento.

 

Uno dei libri della collana si occupa di leadership. Quali caratteristiche deve avere un buon leader oggi rispetto al passato?

La figura del leader si è evoluta, siamo usciti dallo stereotipo per il quale “capo” vuol dire “leader”. Oggi il leader guida, permette al team di essere ispirato, motivato e coinvolto. In questo modo la vision del team è allineata con quella dell’azienda e questo crea delle forti relazioni. Il leader deve partire dalla capacità di guardare più avanti, essere in qualche modo un visionario, ma allo stesso tempo essere in grado di pianificare e fissare degli obiettivi che siano raggiungibili e specifici per ognuno. In questo modo il team si sente ascoltato e capito ed è disposto a mettersi a disposizione dell’azienda. Le parole chiave sono condivisione, coinvolgimento e motivazione, ma anche coerenza e affidabilità. L’aspetto umano del leader è sempre più importante.

 

Veniamo alla formazione. Come stimolare nei giovani queste competenze?

In alcuni casi il mondo dell’istruzione si è dimostrato ancora impreparato rispetto a questi temi e a questo cambiamento: oggi però ci sono molti progetti, alcuni portati avanti proprio dalla nostra realtà, che hanno l’obiettivo di colmare questo gap. L’approccio deve essere legato a una formazione esperienziale, che possa offrire ai ragazzi non solo orientamento ma anche ispirazione. Allenare i giovani a questo approccio è fondamentale e in molti Paesi se ne sono accorti da tempo. Piano piano ci stiamo arrivando anche noi in Italia.

 

Il mondo del lavoro cambia a grande velocità e sembra necessaria una formazione continua e costante. Come si comportano le aziende?

In tempo di crisi si taglia sul settore delle risorse umane e, quindi, anche sulla formazione, ma questo è un errore e per fortuna molte aziende, a qualche anno dalla crisi economica, hanno iniziato ad accorgersene. Oggi sono disponibili anche molti studi che confermano quanto ho appena detto, che hanno aperto la mente degli imprenditori sul tema. Investire in formazione è la chiave per trattenere i talenti all’interno della propria azienda: in caso contrario, essi tendono ad andarsene e nel team resta solo chi resiste al cambiamento ed è controproducente per l’azienda. Molte volte le aziende si chiedono: “Ma se formo le persone e poi se ne vanno?”, la domanda corretta, però, dovrebbe essere “se non le formo e queste restano?”.

 

In un contesto come quello attuale, quale consiglio si sente di dare ad aziende e professionisti per cavalcare il cambiamento, anziché subirlo?

Per le aziende la parola chiave è “agility”, quindi costruire un obiettivo chiaro all’interno del team, basato sulla creazione di valore per il mercato. Qui il compito dei leader è quello di creare un ambiente di fiducia e sicurezza psicologica, in cui le persone sono responsabilizzate, impegnate e focalizzate sul cliente. Chi guida l’organizzazione deve puntare sullo sviluppo di processi e procedure che mantengano “on track” le attività. E poi tanta tanta comunicazione: affrontare le preoccupazioni dei collaboratori, aiutandoli a vedere il beneficio del cambiamento per il loro ruolo. Solo così si potrà sviluppare la propria capacità di azione di fronte alle nuove intuizioni e alle esigenze del mercato.

Per noi come professionisti il primo passo è diventare consapevoli che nel nostro passato abbiamo già vissuto e superato dei cambiamenti e porci nell’atteggiamento positivo che ce la faremo anche stavolta! Così sviluppiamo la fiducia in noi stessi e possiamo porci la domanda “dove vogliamo arrivare grazie a questo cambiamento?. Creiamo una visione a medio e lungo termine, poi “spezzettiamola” in piccole attività più facilmente raggiungibili. Il consiglio è quello di partire sempre dalle nostre certezze per raggiungere obiettivi nuovi. Concediamo a noi stessi dei momenti per lasciarci trasportare, farci contaminare, essere aperti e recettivi evolvendo insieme al cambiamento. E riattualizzare il nostro obiettivo strada facendo.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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