Scienza e Medicina

La divulgazione scientifica ha una nuova “parola d’ordine”: interattività

23 gennaio 2019 | Scritto da Thomas Ducato

“Cittadini per la scienza”, progetto realizzato all’interno della Fondazione Bruno Kessler, vuole avvicinare in modo innovativo le persone alla ricerca scientifica.  

Cittadini per la scienza

Raccontare la scienza ai giovani e, più in generale, ai cittadini non è una sfida semplice: non basta essere chiari, corretti e comprensibili, è necessario appassionare e coinvolgere le persone, per evitare di perdere la loro attenzione nel grande flusso dell’informazione. E tutto questo, in un’epoca in cui grazie ai social network tutti si sentono legittimati ad intervenire su qualunque argomento, potrebbe non essere comunque sufficiente.
Per questo motivo all’interno della Fondazione Bruno Kessler di Trento c’è chi lavora a un progetto di divulgazione scientifica che ha il grande obiettivo di rendere gli studenti e le persone “comuni” protagonisti della ricerca.

Sta entrando nel vivo “Cittadini per la Scienza”, progetto realizzato dalla Fondazione Bruno Kessler grazie a un finanziamento della Provincia Autonoma di Trento. Sono moltissime le attività ai blocchi di partenza, accomunate da una “parola d’ordine”: interattività.

Ne abbiamo parlato con Matteo Serra, giornalista e divulgatore scientifico e Contributor del nostro Magazine, uno dei vincitori del bando “I comunicatori STAR della scienza”, in cui STAR sta per Sistema Trentino Alta Formazione e Ricerca, e che da circa un anno e mezzo sta seguendo il progetto.

 

Partiamo dal bando, un’occasione più unica che rara quella messa a disposizione dalla Provincia di Trento…

Concordo. È una cosa abbastanza unica in Italia, anche perché il budget a disposizione dei vincitori è davvero buono considerando gli standard. Si trattava di quattro posizioni di post-doc, quindi essere dottori di ricerca era un prerequisito fondamentale, per realizzare dei progetti triennali di comunicazione della scienza in quattro diversi enti trentini: Fondazione Bruno Kessler, Università di Trento, MUSE e Fondazione Mach. Io, in particolare, ho vinto il bando a FBK e sto seguendo il progetto “Cittadini per la scienza”.

Come si articola il progetto?

Il mio progetto si muove in due direzioni distinte, anche se complementari. Da un lato mira a potenziare le attività di comunicazione già in atto all’interno di FBK, sperimentando però linguaggi e mezzi diversi, coinvolgendo il più possibile i ricercatori della Fondazione. Dall’altra, invece, c’è l’iniziativa “La bottega della scienza”, progetto che prevede che i cittadini siano parte attiva della ricerca.

Siamo già circa a metà dei tre anni, come è andata questa prima parte?

Il primo anno, per tutti e quattro i vincitori, è stato più preparatorio, abbiamo fatto formazione e progettato le attività. Con settembre 2018, invece, è iniziata la parte più operativa e i riscontri fino a ora sono molto positivi.

Stiamo entrando nel vivo, dunque. Quali sono i prossimi appuntamenti?

A breve partirà un ciclo di conferenze con divulgatori scientifici di fama nazionale, intitolato “Stasera che scienza!”. Appuntamenti molto interattivi, con ampio spazio alle domande e al coinvolgimento del pubblico.

Accennavi alla sperimentazione di nuovi linguaggi. Qualche esempio?

Ci sarà una parte radiofonica, Radio Fbk, su cui stiamo iniziando a lavorare. I ricercatori si racconteranno in libertà, cercando di far emergere anche il lato umano e non solo quello scientifico: un racconto della ricerca, che sia davvero accessibile e coinvolgente. Le interviste saranno anche trasmesse in video dal vivo e caricate sui nostri canali social per raggiungere proprio tutti.
Accanto a questo c’è una parte artistica, con l’allestimento di mostre che mettano insieme scienza e arte. La mostra “Not man Made” è stato il primo appuntamento in questo senso, ma ce ne saranno altri. L’idea è quella di non ospitare solamente mostre ed esposizioni di “esterni”, ma di realizzarne alcune anche noi. Mostre fotografiche, per esempio, che raccontino le attività e la ricerca di FBK in un modo nuovo. Infine, sempre sul lato divulgativo, collaboriamo ad alcuni eventi.

Quali?

È il caso del ciclo “Costruire il futuro” ideato da Piero Angela e arrivato da poco a Trento. Inoltre, in collaborazione con i miei colleghi vincitori del bando, organizziamo un ciclo di Caffè scientifici chiamato “Scienza a ore sei”, contribuiamo all’evento trentino de “La Notte dei ricercatori” e alla realizzazione di una rassegna di teatro scientifico, chiamata “Teatro della meraviglia”.

L’altra parte del progetto, invece, vuole rendere studenti e cittadini protagonisti della ricerca. In che modo?

L’iniziativa prende spunto dai Science Shop, strutture che in altri Paesi europei, soprattutto quelli nordici, sono già molto diffuse e che fanno da ponte tra ricercatori e cittadini. Si raccolgono proposte di ricerca dalla cittadinanza e le più interessanti vengono realizzate dai ricercatori. Ma qui a Trento con “Cittadini per la scienza” vogliamo andare oltre, aggiungendo un attore: il mondo della scuola. I progetti di ricerca a nome dei cittadini saranno infatti realizzati dagli studenti di alcune scuole superiori del territorio, che sono coinvolti direttamente anche nella fase della raccolta delle proposte. Il progetto ha quindi anche una valenza didattica: vuole insegnare ai ragazzi delle scuole a toccare con mano cosa significhi realizzare una ricerca scientifica, dalla fase dell’ideazione fino alla stesura di un paper scientifico.

Chi è coinvolto?

Come detto, c’è un coinvolgimento forte delle scuole nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro, ma tutti possono partecipare. Si è conclusa da poco la call per l’invio delle proposte e devo dire che ne sono arrivate molte e interessanti sia dalle classi che dai cittadini. Ora è in corso una fase di valutazione, con un comitato scientifico interno alla Fondazione Bruno Kessler che sta selezionando le proposte migliori. Una volta scelte, i ragazzi cominceranno a lavorare ai progetti con la supervisione dei ricercatori della Fondazione Kessler e, nel caso di proposte provenienti dalla cittadinanza, con il coinvolgimento degli stessi cittadini proponenti.

Il riscontro da parte dei cittadini è stato positivo, come è andata invece con i ricercatori?

Lavorare con gli scienziati non è sempre facile. Non tutti sono sensibili alla divulgazione, ma con questo progetto speriamo di riuscire avvicinare anche i ricercatori ai cittadini e non solamente il contrario. La parola chiave del progetto è “interattività”, e deve esserci da entrambe le parti.

La comunicazione è cambiata molto velocemente negli ultimi anni, questo che impatto ha avuto sulla divulgazione?

Fino a poco tempo fa la divulgazione era a senso unico. Il ricercatore, “l’esperto”, spiega al cittadino, “l’ignorante”, come stanno le cose, non interessandosi del suo feedback o punto di vista. Alcuni scienziati hanno ancora questo approccio, che è efficace solo fino a un certo punto. Le cose stanno cambiando, anche grazie ai nuovi media: il pubblico deve partecipare ed essere coinvolto, sempre nel rispetto dei ruoli. Ascoltare i problemi e le proposte dei cittadini secondo me è fondamentale e in futuro credo che la direzione potrebbe essere proprio questa.

Thomas Ducato
Thomas Ducato

Direttore di Impactscool Magazine. Laureato in Editoria e giornalismo all’Università di Verona e giornalista pubblicista dal 2014, si occupa delle attività di ufficio stampa e comunicazione di Impactscool, curandone anche i contenuti, la loro diffusione e condivisione.

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